Mi ritorno in mente

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Mi ritorno in mente
Ebbene sì, si può affermare con ragionevole certezza che l’uomo è l’unico fra gli esseri viventi che dice “io”, che pensa “io”. Ed è a partire dalla coscienza che ha di sé che l’uomo conosce il mondo e ciò che vi accade, dal di fuori. Allo stesso tempo l’unica cosa che non può esperire dal di fuori è proprio se stesso. Beffa delle beffe! Il nostro corpo è quindi contemporaneamente strumento e gabbia dentro la quale la coscienza che abbiamo di noi e la conoscenza che abbiamo del mondo si struttura: e, plausibilmente, dentro di noi si compie quello scarto, inconoscibile, “fra il mondo ed il mio io, fra tutto ciò che è materiale e la mia sensazione soggettiva”.  E quindi andiamo a cercarlo quel “salto”, andiamo a conoscerle le stanze della coscienza. A partire dalla parola “mente” applicata agli aspetti più calcolatori e logici dell’attività cerebrale si scende nel dettaglio del funzionamento del sistema nervoso, dei neuroni, dell’architettura sinaptica, dei sensi, per poi passare alla “sfera emotiva”, e all’obiettivo che regna sovrano su tutto questo: il perseguimento della sopravvivenza e della riproduzione. Se la mente cognitiva ci suggerirà come è meglio compiere un’azione, l’emotività ci darà una ragione per farlo, e ci spingerà di conseguenza a farlo...
E fin qui, diciamo, niente di nuovo (vi dice qualcosa il titolo Il gene egoista?). Quando però l'autore spinge la sua analisi in territori da sabbie mobili come l’amore romantico c’è qualcosa che non torna. La capacità di innamorarsi, insieme a quella di pensare “io” e al possesso di un linguaggio articolato, è l’altro elemento che caratterizza la nostra specie. La tesi di Edoardo Boncinelli, genetista e professore di Biologia Genetica all’Università San Raffaele di Milano, è la seguente: l’essere umano è l’unico il cui neonato nasce particolarmente inetto. Il cervello dell’essere umano alla nascita è quindi tutto da plasmare e  le sue sinapsi in parte saranno stabilite dalle esperienze che farà. Proprio per questa sua particolare inettitudine iniziale, le cure parentali sono per il bambino necessarie alla sua sopravvivenza e particolarmente lunghe rispetto ad altre specie animali. E l’attaccamento sarà la chiave con la quale il futuro uomo cercherà di aprire tutti gli altri rapporti affettivi e in particolare quelli amorosi, alla ricerca di una nuova figura genitoriale-filiale (come dire un nuovo rapporto unico) alla quale attaccarsi,  mosso però dal proprio istinto sessuale e riproduttivo. Il fatto è che Boncinelli si chiede stupito del perché questa sua tesi non sia mai stata presa in considerazione, trovando sempre molti ostacoli quando si trattava di “dare un corpo” ai sentimenti. “L’uomo si vergogna sempre molto della sua componente biologica e tende a ignorarla”. La risposta però è nelle stesse pagine di questo saggio e ci riporta al discorso iniziale: accostarci dall’esterno a noi stessi è quanto di più difficile possa esserci richiesto di fare. La forte soggettività che ci contraddistingue si oppone a qualsiasi “sminuente” approccio conoscitivo, anzi manca del tutto quella “intercapedine fra soggetto e oggetto” necessaria a qualsiasti studio. Quindi torniamo alla beffa iniziale, beffa che si dispiega nelle pagine di questo stesso saggio che cerca, con un linguaggio molto semplificato, di far quadrare i conti fra “il corpo, le emozioni, la coscienza”. Senza però riuscire a risolvere lo scarto iniziale: Io non sono oggettivabile. Ma sento, e sento di esserci.