Mi ritorno in mente
E fin qui, diciamo, niente di nuovo (vi dice qualcosa il titolo Il gene egoista?). Quando però l'autore spinge la sua analisi in territori da sabbie mobili come l’amore romantico c’è qualcosa che non torna. La capacità di innamorarsi, insieme a quella di pensare “io” e al possesso di un linguaggio articolato, è l’altro elemento che caratterizza la nostra specie. La tesi di Edoardo Boncinelli, genetista e professore di Biologia Genetica all’Università San Raffaele di Milano, è la seguente: l’essere umano è l’unico il cui neonato nasce particolarmente inetto. Il cervello dell’essere umano alla nascita è quindi tutto da plasmare e le sue sinapsi in parte saranno stabilite dalle esperienze che farà. Proprio per questa sua particolare inettitudine iniziale, le cure parentali sono per il bambino necessarie alla sua sopravvivenza e particolarmente lunghe rispetto ad altre specie animali. E l’attaccamento sarà la chiave con la quale il futuro uomo cercherà di aprire tutti gli altri rapporti affettivi e in particolare quelli amorosi, alla ricerca di una nuova figura genitoriale-filiale (come dire un nuovo rapporto unico) alla quale attaccarsi, mosso però dal proprio istinto sessuale e riproduttivo. Il fatto è che Boncinelli si chiede stupito del perché questa sua tesi non sia mai stata presa in considerazione, trovando sempre molti ostacoli quando si trattava di “dare un corpo” ai sentimenti. “L’uomo si vergogna sempre molto della sua componente biologica e tende a ignorarla”. La risposta però è nelle stesse pagine di questo saggio e ci riporta al discorso iniziale: accostarci dall’esterno a noi stessi è quanto di più difficile possa esserci richiesto di fare. La forte soggettività che ci contraddistingue si oppone a qualsiasi “sminuente” approccio conoscitivo, anzi manca del tutto quella “intercapedine fra soggetto e oggetto” necessaria a qualsiasti studio. Quindi torniamo alla beffa iniziale, beffa che si dispiega nelle pagine di questo stesso saggio che cerca, con un linguaggio molto semplificato, di far quadrare i conti fra “il corpo, le emozioni, la coscienza”. Senza però riuscire a risolvere lo scarto iniziale: Io non sono oggettivabile. Ma sento, e sento di esserci.
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