Le ho mai raccontato del vento del Nord
La si potrebbe definire una trama in fondo banale, forse prevedibile, ma il punto forte di questo piacevole ed esilarante romanzo è la sua potenzialità di fondo, l’essere comprensibile, condivisibile - perché ormai accade assai spesso che ci si conosca prima via computer che di persona. E capita si instaurino legami profondi, almeno scritti, che ci si dicano cose personali che ad altri vengono taciute, che ci si trovi così bene a scrivere a chi sta dall’altra parte da voler ritardare l’incontro de visu perché così – senza vedersi, magari con qualche bugia e qualche mezza verità – è tutto più semplice o almeno sembra esserlo. Si può essere sinceri e trasparenti oppure astuti giocatori strateghi dei sentimenti, si può glissare o approfondire, si può ironizzare, ferire, colpire senza sentirsi eccessivamente colpevoli, si può stuzzicare, appassionare. Il rischio è la dipendenza, l’aspetto compulsivo della comunicazione digitale, l’ansia dell’attesa, le domande senza risposte, i dubbi e le supposizioni. Daniel Glattauer intesse un romanzo epistolare moderno con grandissimo successo: è stato tradotto in 21 paesi, è diventato oggetto di un culto (per ora solo nella patria dell’autore, che è appunto viennese, e in Germania, dove ha venduto 750.000 copie), ha conquistato critica e lettori, convincendo per lo stile frizzante e scorrevole, per l’ilarità di fondo e per l’autenticità dei protagonisti, incollando alle pagine nella speranza di poter assistere alla nascita di un amore ai tempi di internet, basato sulla potenza delle parole battute sulla tastiera di un computer. Da avere, soprattutto per chi sa cosa significa impelagarsi in storie malate da psicologia internettiana.
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