Ninablu

Ninablu
Nina è una bambina che vive su un’isola assieme al nonno Gustavo e al gatto Scampato. Dell’isola ha imparato a conoscere tutto: la lingua dei gabbiani, le navi di passaggio, le rotte che gli ha insegnato il nonno - un tempo marinaio, i venti a proposito dei quali ha imparato che se soffiano da nord l’aria è serena e se soffiano da est invece portano pioggia, e che serve che soffi il vento da ovest per portare l’ordine che crea il vento del sud. Certo, una bambina che chiama un gatto Scampato deve essere un po’ particolare, ma non c’è nome più azzeccato per un gatto che si è salvato da un naufragio in una notte in cui il vento dell’est ha portato una terribile tempesta che gli isolani ricorderanno come la Tempesta del Secolo. Ed è arrivato da solo, bagnato e spaurito alla porta della sua casa, così Nina da quel giorno lo ha accudito e sono diventati inseparabili. Come tutti coloro che vivono su un’isola Nina possiede una barca, e come ogni buon marinaio, su suggerimento del nonno, le ha dato un nome: Rosmarino “perché è il condimento dei mari”. Ed è “blu” (come il mare e come il cielo) la prima parola che Nina ha pronunciato quando un giorno il nonno l'ha portata in giro sulle sue spalle. “Blu” ha continuato a dire indicando alberi, tetti e tutto quello che la circondava. Ora Nina si vergogna un po’ di questa cosa, ma tant’è: tutti l’hanno soprannominata così. Oltre al nonno e al gatto, Nina adora il tè e molto spesso ama fare un gioco che dura una settimana e si svolge ogni pomeriggio alle cinque: il gioco del tè, appunto. Nei giorni precedenti Nina manda gli inviti, uno per ognuna delle sue sei amiche più un amico (il nonno, ovviamente) e ogni giorno è l’occasione nuova per stupire le sue ospiti con un nuovo infuso in una teiera diversa ogni volta. E mamma e papà? Anche papà era un marinaio, la mamma un giorno che Nina era troppo piccola per seguirla ebbe la possibilità di andare con lui, un’onda anomala rovesciò l’imbarcazione sulla quale si trovavano e da allora di loro non si seppe più niente. Ma a Nina piace immaginarli felici su un’isola lontana, dove, però, non arrivano neanche le cartoline. E quando arriva la Festa dell’Estate c’è un momento in cui Nina può andare ad accendere dei lumini e metterli in mare: in ricordo di chi dall’isola se n’è andato e non è più tornato...
Aria, sole, terra e mare. Questi i colori e i sapori che si respirano – usando il titolo di una canzone di qualche anno fa – leggendo le pagine di Ninablu. Sì, perché in questa favola c’è un po’ di tutto, ma soprattutto c’è il blu del mare e del cielo, il colore dominante nei posti di mare. Una favola ambientata in un’isola, con atmosfere a volte festose, altre ovattate, in un’epoca che sembra essersi fermata laddove i ritmi non sono certo quelli della città frenetica, dove il susseguirsi delle stagioni con i suoi riti e le sue credenze scandisce il tempo meglio di un orologio. Lì, sull’isola, dove i nomi acquistano un senso ed un significato forti di quel contesto: altrove di sicuro suonerebbero ridicoli e forzati. Tiziana Rinaldi fa centro anche stavolta: la ritroviamo in Ninablu a dar voce ad una narratrice dolce, poetica ed estremamente femminile, ma che al contempo si vanta di essere la migliore amica della protagonista, quella un po’ complice, a cui si confidano anche i segreti più intimi. Adesso immaginiamoci una piccola lettrice di 9/10 anni un po’ curiosa e un po’ sognante, proprio come la protagonista: grazie al suo tono amichevole la Rinaldi riesce a creare con lei confidenza, svelandole anche quei dettagli profondi che Nina – così ci dice la narratrice - non vorrebbe che si sapessero, ma se la lettrice non ne venisse a conoscenza, non potrebbe ritrovarsi così tanto in lei, in quei segreti che ogni bambina nasconde e che si vergogna a tirar fuori. Il tutto con somma grazia e leggerezza, con il giusto tocco di stravaganza “sopra le righe” che non guasta mai. Proprio come Ninablu.

 

 

 

 
 
 
 
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