La fuga
“Se fosse stato un bastardo fino in fondo, sarebbe finita subito; ma era un bastardo così-così e non è stato facile uscirne”. Pensando al personaggio di Rudolph Haffner, viene in mente questa deliziosa poesia di Carla Paolini. Haffner è un po’ così, un bastardo mezzo e mezzo, un po’ gentile, un po’ stronzo, che trae personalità dalla mancanza di personalità; ma anche uomo umile, modesto, senza velleità di potere, capace di rifuggire da discorsi sul suo essere ebreo per non correre il rischio di cadere nel vittimismo storico; ma anche colto, raffinato, amante della natura e della storia, ma mai moralista o snob. E deve pure aver qualcosa di speciale se a settantotto anni riesce ancora a conquistare, a sedurre e abbandonare, a bere, ad ubriacarsi, a scavallare colline nel cuore della notte a combattere vigorosamente contro la burocrazia. Non è un eroe, né ci tiene ad esserlo, non è neppure moralista, né campione di irrazionalità. Haffner è un po’ e un po’; ciò spiega questo suo vivere costantemente in una dimensione di fuga, l’accorgersi di non riuscire a controllare i propri istinti, di avere un clone interno che spinge per poter uscire, pur rimanendo ancorato con radici degeneri agli istinti più animaleschi. Ma non è l’unico a fuggire; più che La fuga, infatti, il romanzo poteva intitolarsi Le fughe, perché tutti i personaggi sembrano scappare da qualcosa o qualcuno. Una narrazione densa, coinvolgente, ricca di citazioni storiche, letterarie e musicali, che non si perde mai, nonostante il continuo ricorso a flashback; le vicende sono spesso interrotte sul più bello a scapito di coraggiose digressioni tutt’altro che inutili e scontate; tuttavia non ti viene voglia di saltarle per andare subito a vedere come andrà a finire. I protagonisti non vengono quasi mai descritti fisicamente e nonostante ciò riesci ad immaginarteli per come si muovono o per quello che dicono, e questo è un taglio che sanno dare solo i grandi scrittori. Dopo l’esordio col botto di Politics, Thirlwell si conferma ad altissimi livelli. Non era un bluff; nessuno potrà più dire che il chiacchierato debutto è stato solo un colpo di fortuna, o un’abile mossa di marketing. Ormai possiamo considerarlo a pieno titolo una delle penne più brillanti del nostro tempo, con buona pace degli scettici.
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