Ritratto di signora
Di un grande classico come Ritratto di signora, pubblicato nel 1881, è già stato detto molto (o tutto): come, ad esempio, che si tratta del lavoro più famoso di Henry James, capolavoro conclusivo della prima fase della sua produzione, romanzo di formazione dal quale la protagonista Isabel esce di scena invecchiata nello spirito molto più che nel corpo, gravata dal peso della disillusione, del sacrificio davanti al quale bruciano, lentamente, i sogni del passato. Un'opera che con la suprema eleganza dello stile si lascia scoprire e amare senza bisogno di presentazioni: nel libro l'atmosfera è venata di emozioni trattenute, i dialoghi sono rarefatti e densi, il tempo sembra dilatarsi per far accadere ciò che sembra sempre sul punto di iniziare, pur non cominciando mai. I personaggi, Isabel per prima, poi Ralph, il signore e la signora Touchett, i pretendenti respinti, hanno una fisicità eterea, fatta dai pensieri e dalle parole dette o solo immaginate: eppure, sono ben visibili e presenti, con quel loro modo sempre misurato di affrontare sole e pioggia della vita, perché James è maestro degli stati d'animo, delle descrizioni che, partendo dall'animo, arrivano a tratteggiare paesaggi ed ambienti. Ritratto di signora è uno splendida storia scritta e cucita attorno ad una figura, Isabel Archer, a cui nessuno potrà mai, ieri, oggi e domani, rimanere indifferente: che la si ami per le sue vaghe illusioni di gioventù, che la si detesti per il suo insensato andare senza meta, o si provi pietà per l'amara sorte contraria ad ogni suo delicato sogno di giovane donna, non ancora signora.
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