La vita in sogno di Balso Snell
Il romanzo breve d’esordio di Nathanael West (1903-1940), così come i racconti che seguono e che completano il volume, sono dichiaratamente una summa di proteste contro la scrittura, o meglio contro la stereotipatizzazione e la commercializzazione di quest’arte che da sogno sta diventando - all’epoca in cui l’autore vive - grezza e rozza realtà moderna e priva di potere. Come viene giustamente dichiarato nelle iniziali note alla traduzione “leggere La vita in sogno di Balso Snell è un po’ come essere catapultati in una festa in maschera dove studenti universitari ubriachi si prendono gioco degli autori studiati per l’esame di letteratura”. Tra riga e riga, dentro la trama proto-psichedelica e metaforica del romanzo e dei racconti, i riferimenti ad opere famose ed autori noti ai quali West, che fu anche sceneggiatore per l’industria cinematografica di Hollywood, attinge come modelli, sono continui. L’irriverenza e la metafora comandano ogni situazione e nei racconti che seguono il romanzo si respira un bisogno di cambiamento dirompente. Ne La vita in sogno di Balso Snell si dice” Dovremmo discutere di arte, non di artisti”, perché l’artista è ormai diventato un cliché al quale si è obbligati ad aderire se lo scopo è quello di attirare l’attenzione dei lettori. E questo modello implica l’esasperazione, l’eccesso, la follia, scavalcando il vero senso della creazione di un’opera. Un esempio? Beano Welsh, protagonista di uno dei racconti, che si finge pazzo per nascondere la sua vera follia, insignito del rango di genio scultore senza aver neppure mai concluso un’opera. Nathaneal West, poco riconosciuto dai suoi contemporanei se non per i romanzi Il giorno della locusta e Signorina Cuorinfranti, che ebbero trasposizione cinematografica e seguito, viene riscoperto e rivalutato dopo la sua scomparsa, diventando una sorta di icona dell’originalità e surrealismo.
acquista:

Isabella Rossellini vi consiglia: 



