La Storia
Nell'anno della sua uscita, La Storia riscosse immediatamente un enorme successo popolare, raggiungendo le seicentomila copie di tiratura. Nei tempi in cui si faceva un gran parlare di rivoluzione, negli anni degli espropri proletari, di Lotta Continua, delle piazze gremite, della “propaganda armata” delle Brigate Rosse, il romanzo non mancò di suscitare un dibattito politico infuocato. La critica si concentrò sul suo messaggio ideologico, suscitando un gran polverone, che produsse un'enorme quantità di recensioni, interventi, polemiche. La storia raccontata e vista dalla parte degli oppressi, delle vittime che la subiscono, venne interpretata da una parte come atto di protesta, dall'altra come una speculazione. A noi che lo leggiamo a distanza di quarant'anni, questo capolavoro di Elsa Morante offre più modestamente la possibilità di vivere da vicino un pezzo di Storia, appunto. Raccontato con lo stile di una cronaca di quartiere, nasce da un fatto riferito nelle pagine di un quotidiano romano due anni dopo la liberazione dal regime fascista. Un semplice fatto di cronaca che il talento dall'autrice, la sua capacità inventiva, la sua fertile immaginazione e la sua intelligenza narrativa trasformano in un romanzo corale. E storico, perché la Storia vi è ampiamente rappresentata, non solo nelle digressioni, nei luoghi, ma anche nelle vite dei personaggi che la attraversano e negli avvenimenti che li travolgono. Restituendo al lettore, come marcato col fuoco, l'orrore della guerra, il senso di solitudine, insieme alla meraviglia di comprendere l'incoscienza di chi ha dovuto viverla suo malgrado.
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