Il primo giorno

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due
Il primo giorno
In Etiopia, l’accampamento archeologico di Keira viene improvvisamente colto dallo Shamal, il vento del deserto, furia distruttrice che spazza via in un attimo tutti i frutti del duro lavoro che la giovane archeologa e la sua squadra mandavano avanti da ormai tre anni alla ricerca dell’origine dell’uomo. Forse è vicina ad una soluzione, ma i danni sono talmente tanti che l’unica alternativa possibile è abbandonare il cantiere, rinunciare alle ricerche e tornare a Parigi. Ma che ne sarà di Harry, quel bambino a cui è morta la madre e che lei aveva trovato seduto abbandonato davanti ad una casa al ritorno da un’escursione a dieci chilometri dal campo? Era stata Keira a dargli quel nome, ma nemmeno lei sapeva perché. Non può portarlo con sé, la bloccherebbero alla dogana. Inizialmente Harry si fidava solo di lei che di notte gli lasciava da mangiare e da bere accanto alla sua tenda, lei che gli aveva insegnato il francese, lei che lo vedeva correre ogni giorno qua e là per il sito. Un giorno Harry le aveva perfino regalato una cordicella di cuoio con uno strano ciondolo triangolare, con colore e struttura simile all’ebano, ma la cui origine era sconosciuta anche per il capovillaggio. Keira non si toglieva mai dal collo quel regalo, neanche adesso che sarebbe dovuta tornare in Europa ed Harry, che si sentiva tradito e di nuovo abbandonato, non si era presentato neanche al momento dei saluti. Keira è tornata in Francia, quando un giorno decide di recarsi al museo dove lavora sua sorella Jeanne. È lì che incontra il professor Ivory, che comincia a farle un terzo grado sulla provenienza di quel ciondolo che porta al collo e la convince a cederglielo solo per pochi giorni per alcune analisi in un laboratorio tedesco specializzato. Nel frattempo, Jeanne cerca di convincere la sorella a chiedere dei finanziamenti per portare a termine i suoi progetti, ma, poiché Keira non ne vuol sentir parlare, la iscrive a sua insaputa ad un concorso a Londra. Ed è lì che, dopo aver entusiasmato la giuria con il suo discorso, incontra Adrian, che da bambino chiedeva al suo insegnante “Dove comincia l’alba?” e che adesso è professore alla Royal Academy di Londra e astrofisico: l'uomo è di ritorno da una disavventura in Cile, dove la mancanza di ossigeno aveva avuto il sopravvento sulla forza di volontà. Quindici anni prima era stato il compagno di Keira. Insieme cominceranno un viaggio per scoprire cosa c'è oltre quel piccolo triangolo che porta al collo, che nasconde in sé una valenza ben più grande di ciò che appare. A quale verità porterà questo magico viaggio?
Marc Levy non delude nemmeno questa volta, mescolando sapientemente temi a lui cari come l’amore per il prossimo, la caparbietà nell’inseguire i propri ideali, la forza del destino, la scoperta dell’io più intimo. Ben lontani dai toni leggeri di Amici miei, miei amori, ne Il primo giorno archeologia e astrofisica si portano dietro tutto il fascino che hanno con sé quei due poli opposti: il cielo e la terra, con la moltitudine di elementi che li compongono e li caratterizzano. Il fascino del romanzo, però, non risiede solo in questo, ma piuttosto nell’intrigo che si dipana alle spalle dei protagonisti e che mostra come l’uomo sia da sempre in bilico tra bellezza e fragilità e come la scoperta della verità costi spesso un sacrificio più grande del previsto. Le strade di Keira e Adrian sono destinate ad un alternarsi di allontanamenti e riavvicinamenti, così come il loro lavoro, destinato ad alti e bassi, successi e sconfitte. Levy ha nella sua scrittura una freschezza e una scioltezza che in poche ore ti fanno divorare 425 pagine di romanzo scritto a tratti come se fosse un diario, come quei quaderni che archeologi, astrofisici ed esploratori in genere tengono per appuntare ciò che accade nei loro viaggi. E quelle pagine di “cronache dal mondo” fanno guardare oltre per cercare una risposta a quelle domande vecchia almeno quanto l’universo: da dove viene la vita? Esiste su altri pianeti? E la storia ti appassiona talmente che ti sorprendi più volte a sperare in un sequel, per fortuna già annunciato.