Di squola, si muore?

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Di squola, si muore?
Don Antonio Mazzi si cala nella realtà scolastica italiana, nei rapporti tra genitori e figli, tra figli e insegnanti, tra genitori e insegnanti. Tutti insieme davanti alla macchina infernale chiamata scuola. Commenti ai fatti di cronaca, commenti alle notizie lette, alcuni eventi e ricordi privati della vita del sacerdote, citazioni di grandi uomini e di grandi autori. Come educavano le maestre del passato? E com’erano i bambini di una volta che a scuola andavano senza cellulare? E ancora: quanto deve pesare lo zaino dei bambini? Oppure: quanta importanza riveste nell’educazione di base di una persona il momento formativo rappresentato dall’asilo? Ed ecco i dieci consigli per prendere la via giusta, i dieci consigli per resistere al branco, i dieci consigli per volersi bene accompagnati dall’Elogio della disciplina di Bernhard Bueb. E come finire in bellezza - o se volete in conoscenza? Con il decalogo dell’insegnante quasi felice che uccide Peter Pan, è ottimista, coltiva l’orto o il giardino, o ancora con il decalogo del buon genitore che dà regole e disciplina ma conosce e trasmette l’affettività e sa sempre valorizzare i propri figli. Quali sono gli strumenti che possono aiutarci quindi a diventare un insegnante quasi felice o un buon genitore? Don Mazzi ci invita a leggere le sue sette regole d’oro per crescere bene ed elogia la fatica che tempra, rafforza ed è compagna della costanza e dell’autostima. Infine, la trascrizione del fascicoletto che accompagna i ragazzi che entrano in una struttura gestita dalla fondazione Exodus (di cui Mazzi è il fondatore) che svolge attività di prevenzione o cura delle tossicodipendenze e del disagio grave. Si parla di scuola, ed è una scuola che secondo Don Mazzi deve educare principalmente e non solo informare o istruire...
Don Antonio Mazzi Nasce a Verona, è sacerdote dell’Opera Don Calabria della quale negli anni ottanta diventa direttore, crea la fondazione Exodus, che conta una cinquantina di strutture in Italia e all’estero. Una vita interamente dedicata a svolgere il proprio magistero tra i poveri e gli emarginati, ma che per esigenze comunicazionali che porta Mazzi anche a essere spesso ospite di trasmissioni televisive, a collaborare con quotidiani locali e nazionali, ad avere un programma tutto suo su Odeon Tv, a essere presente anche alla radio sul circuito radiofonico di 102.5. Che cosa cerca chi compra e legge un libro di Don Mazzi? Se cerca, come credo, alcune storie di vita vissuta o una sorta di tracce che rispondano in parte a interrogativi sui ragazzi e la scuola, oppure vuole conoscere il pensiero di Mazzi attraverso le sue idee, la sua esperienza, beh sorry! Non li troverà di certo qui. Il testo appare confuso e disordinato; per fare un esempio, all’interno dello stesso “capitolo” troviamo: "Viva l’asilo", esperienze da lui vissute appunto all’asilo, "Abbasso la scuola", citazione di Papini, "Le zie antipatiche", le sue zie che gli regalavano libri brutti, una specie di parabola sui grilli, una storia sui gamberi opera di Rodari, una citazione di Galeano e via discorrendo. Perché non approfondire almeno un discorso e per quanto riguarda alcuni argomenti farlo possibilmente senza luoghi comuni, con il linguaggio semplice e diretto che è caratteristica molto apprezzata di Don Mazzi? Perché non dare un percorso logico al lettore? Per sapere che cosa sente e prova veramente l’autore sui temi trattati forse non rimane che andare alla fine del libro in cui, tipo lista della spesa, si trovano perle come: “L’adolescenza è nascita cruenta, battaglia di aquile reali, iconoclastia, fuga di aquiloni impazziti verso il cielo”. “L’adolescenza è un torrente in piena, ponte dentro la tempesta primaverile, puledro scatenato, rottura delle sponde parenterali”. Forse scrivere delle proprie esperienze importanti, visto che siamo di fronte a una persona che ha vissuto e vive così intensamente sarebbe stato più interessante, no? Certo, se volete sapere cosa ha imparato Don Mazzi all’asilo, per esempio che “i biscotti caldi e il latte freddo fanno bene”, questo libro è per voi (e dire che a molti hanno sempre insegnato il contrario). Però fate molta attenzione, perché Don Mazzi confessa di essere un vero maniaco delle virgole fin dalla prima pagina. Peccato che non solo metta sempre la virgola (anche nel titolo, dove non andrebbe), ma scriva sempre anche la parola "virgola" rigorosamente in maiuscolo. Esempio: “Tutti muoiono (VIRGOLA!), anche noi” oppure: “Vede sua Maestà (VIRGOLA!), volevo solo...” e così ancora e ancora. Mai capitata una cosa così irritante da leggere, ma poi in compenso la cosa peggiora, perché ecco che entrano in campo... le maiuscole! Già, non bastavano le virgole, ci si trova di fronte a intere parole - addirittura intere frasi - scritte in maiuscolo. Un assaggio? “Benigni sta a Dante come il vocabolario dei SINONIMI sta ALL’INFERNO. E tutti corrono a sentirlo il VOCABOLARIO DEI SINONIMI. A proposito di PAROLE. Pensa all’intelligenza di WIKIPEDIA enciclopedia” e via di questo passo. Ora, probabilmente subisco il retaggio di certa netiquette, ma nessuno ha spiegato al Don che ciò è paragonabile al GRIDARE nella testa del lettore? Evidentemente no, il risultato è un mal di testa garantito. (PUNTO!)