

Emma ha poco più di quarant’anni, vive nella campagna francese ed è veterinaria. Con ostinata determinazione si è conquistata la sua fetta di solitudine: pochi contatti con le persone che la circondano, una vita impostata sui binari della tranquillità e della semplicità, lontana dalle emozioni forti, dai tormenti, dalle passioni. Emma ha voglia di proteggersi, di non mettere più a nudo la sua pelle e il suo cuore: il tempo in cui l’ha fatto è irrimediabilmente passato e ha lasciato ferite indelebili e cicatrici che la notte tornano ancora a far male. Gio le piomba, così su due piedi, in casa. Un quindicenne scappato di casa, figlio dei suoi amici più cari, che la riporta a riaprire le porte della memoria che aveva serrato. Emma si ritrova a ripensare ai suoi venticinque anni, li guarda attraverso una foto che vorrebbe trovare ma che sarà sepolta da qualche parte o forse andata smarrita dopo molti traslochi. Cerca se stessa, “gli occhi di quella ragazza […]. Quell’intensità. Il loro calore bruciante come quello di un fiammifero che si consuma all’interno di un bicchiere nero”, cerca di rimettere in ordine i ricordi. Tornano Raphaël e Micol e il loro strano rapporto: il primo è il suo grande amore che l’ha lasciata per Micol. Per un certo periodo di tempo hanno vissuto assieme, tutti e tre, in una mansarda parigina. Poi l’arrivo di Gio, figlio di Raphaël, li ha allontanati per sempre. Tra Emma e Gio si instaura, dapprima con riluttanza da parte della prima, un rapporto di profonda intimità, di intensa e dolce complicità. Micol e Raphaël sono fermamente contrari e insinuano il dubbio di una relazione fisica tra i due. Micol è intenzionata a saldare definitivamente i conti con Emma ancora aperti dopo oltre vent’anni...
Qual è il confine dell’amore? È possibile tracciare una linea netta, perfetta, che lo delimiti? “Coloro che ci hanno fatto del male esercitano su di noi un potere smisurato. È forse perché abbiamo sofferto a causa loro che li amiamo più di quanto vorremmo? Oppure approfittano, giustamente, del fatto che li amiamo troppo per ferirci?”. Simonetta Greggio è nata a Padova, vive in Francia da oltre venticinque anni e scrive in francese. Con delicatezza stilistica e incisività, ci porta sui sentieri sdrucciolevoli e pericolosi dei sentimenti, dove non c’è confine o morale preconfezionata che possa tenere. L’amore non ha regole ed è croce e delizia della vita di Emma e di qualunque vita. Non serve proteggersi, perché quando non ce l’aspettiamo, le nostre protezioni, le barriere costruite con dolore e impegno per anni, saltano via e il passato viene a bussare alla nostra porta e travolge la nostra quotidianità. Emma è una donna forte, risoluta, sofferente e coraggiosa: un personaggio che non può non restare impresso nella memoria del lettore. “L’ho già detto? Sono fiera delle mie mani. Sono dure e lisce come il cuoio, le unghie tagliate corte, i tendini in evidenza. Non metto mai i guanti, il dolore ho bisogno di toccarlo”.