L'inquadratura perfetta

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L'inquadratura perfetta
Bianca è una bella quarantenne, alta ed elegante, di professione fotografa, che vive in un piccolo paesino sul mare. Single per scelta, come si dice, una sera all’inaugurazione del bar di una coppia di amici gay nota un uomo che la guarda. È fresca di due giorni di vacanza e amore passati in compagnia di un tipo con cui aveva avuto una storia qualche anno prima: “Mi sentivo frivola e civetta, mi rimproverai di aver guardato un uomo quando ancora avevo l’impronta su di me delle mani di un altro. Ma non sono normale. Ho pensieri inauditi. Ma tant’è, mi sentii così un po’ troia e civetta”. Nei giorni successivi Bianca ottiene qualche informazione su di lui - è stato un pilota e ha una passione per l’auto e per la barca a vela - e i due s’incontrano di nuovo, più volte, anche entrambi accompagnati, quando finalmente lui ha una scusa buona per presentarsi e sedurla, come gli riesce facile. Si chiama Walter, e quella donna con cui Bianca lo ha visto a braccetto una volta è “un’amica”. Tra i due ci sono subito un grande affiatamento e un’ottima intesa ma…
Appreso dalla prefazione dell’autrice Maria Cosentino che quella narrata non è una storia di fantasia ma la realtà - con qualche nome e circostanza modificate affinché nulla fosse riconoscibile - siamo pure avvisati che questo è un “esercizio di stile”, un cimento di scrittura alla ricerca dell’inquadratura perfetta del titolo, perché la sua vera professione è appunto quella di fare la fotografa. E inevitabilmente della narrazione si perde il senso lungo una trama in prima persona, fatta solo del ricordo di una relazione nei pensieri di una donna come tante ce ne sono: emancipata e disposta a incontrare uomini diversi - tra le esperienze precedenti c’è l’amico di famiglia, l’amante più giovane di dieci anni, lo “sposatone” – che a un certo punto perde la bussola per un uomo povero di spirito e non disposto a legarsi a nessuno. Questo “personaggio” maschile resta in superficie come tutti gli altri, protagonista compresa, e sia il tono sia il contenuto sono così leggeri da fare sì che la lettura proceda spedita dall’inizio alla fine, per qualche ora in tutto. Una lettura della quale si può fare a meno, forse consolatoria per quale anima sedotta e abbandonata.