L'inquadratura perfetta
Appreso dalla prefazione dell’autrice Maria Cosentino che quella narrata non è una storia di fantasia ma la realtà - con qualche nome e circostanza modificate affinché nulla fosse riconoscibile - siamo pure avvisati che questo è un “esercizio di stile”, un cimento di scrittura alla ricerca dell’inquadratura perfetta del titolo, perché la sua vera professione è appunto quella di fare la fotografa. E inevitabilmente della narrazione si perde il senso lungo una trama in prima persona, fatta solo del ricordo di una relazione nei pensieri di una donna come tante ce ne sono: emancipata e disposta a incontrare uomini diversi - tra le esperienze precedenti c’è l’amico di famiglia, l’amante più giovane di dieci anni, lo “sposatone” – che a un certo punto perde la bussola per un uomo povero di spirito e non disposto a legarsi a nessuno. Questo “personaggio” maschile resta in superficie come tutti gli altri, protagonista compresa, e sia il tono sia il contenuto sono così leggeri da fare sì che la lettura proceda spedita dall’inizio alla fine, per qualche ora in tutto. Una lettura della quale si può fare a meno, forse consolatoria per quale anima sedotta e abbandonata.
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