Scene dal domani

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due
Scene dal domani
L'uomo sale di corsa i gradini della scala di legno della veranda, poi di colpo si blocca. Dà un colpo col piede al ripiano di legno sfondandolo con un tonfo sordo. Poi con uno scatto di reni si fionda sullo stesso rimanendo a penzoloni della scalinata. A quel punto inizia a chiamare la consorte a squarciagola. La donna in cucina sente tutto ma indugia ai fornelli. Per troppe volte il marito l'ha canzonata con quello stupido giochino. Stavolta non vuole dargliela vinta. Ma l'uomo dall'esterno continua a strillare. “Ti dico che non è come le altre volte, Santo Dio! Rischio di rompermi l'osso del collo”. Esasperata dalle grida alla fine la moglie cede, ed esce per aiutarlo a rialzarsi... Quando l'uomo rincasa stanco dal lavoro, trova moglie e figlio avvolti da un glaciale silenzio. I due hanno discusso a lungo e l'aria è tesa ed affilata. La moglie invita il ragazzo a spiegare al padre cos'ha combinato. Così il ragazzo con un fil di voce e sotto la scure dello sguardo incarognito della madre confessa di essersi indebitato di 1300 euro al videopoker oltre che essersi venduto il modellino dell'Amerigo Vespucci - sacra reliquia familiare, eredità del defunto nonno. Ma il padre rassicura i due: dice di avere un'idea che gli permetterà di risolvere il tutto senza dover sborsare un euro... I due fratelli sono alla TV e guardano un fil di fantascienza. Si narra di un mondo del domani dove i posti di comando sono affidati agli adolescenti mentre gli adulti, passati i cinquant'anni, sono condannati dalla legge ad una dolce eutanasia. La sorella sembra scettica e distaccata nei confronti di quello che per lei è solo un'americanata, mentre suo fratello prova a convincerla del contrario... Il menage familiare di Marcello, Alessandra e dei due figli Micol e Giorgio scorre così sul filo dei più consoni e banali binari della quotidianità, fino al più triste, drammatico e inaspettato epilogo. Marcello infatti quel giorno ha deciso di fare l'ennesimo scherzo alla moglie, andandosi ad arrampicare sulla scalinata di legno della veranda...
Pietro Riccioni, insegnante romano classe '58, è con Scene dal domani al suo esordio narrativo. Un'opera curiosamente architettata questa di Riccioni e di sicuro interesse. La struttura narrativa è affidata nella prima parte alla forma della raccolta di racconti, dove si narrano le vicende - apparentemente slegate le une dalle altre - dei quattro protagonisti della vicenda, tutti rigorosamente privi d'identità. Nella seconda parte invece la struttura è quella classica del romanzo, con la suddivisione in capitoli a scandire le vicende degli stessi personaggi, questa volta ben riconoscibili e identificati. Il tutto riprendendo e sviluppando il racconto d'apertura della storia che fa poi anche da chiosa all'intero romanzo. Dal punto di vista contenutistico però, le ottime intenzioni di Riccioni ho l'impressione che restino un po' troppo disattese e non adeguatamente supportate. L'idea carveriana di rappresentare l'intero campionario di cliché, tic e manie di una società mediocre e culturalmente allo sbando attraverso storie di ordinaria banalità quotidiana di una provinciale famiglia italiana non sempre trova infatti profondità e attuazione. Anzi, troppo spesso rimane solo un'accennata seppur valida intenzione che rende i singoli episodi troppo fini a loro stessi e senza il giusto spessore.