Cemento
Il lungo monologo interiore di un uomo malato, depresso, misantropo, un antieroe iperbolico e ipercritico nei confronti di se stesso (“No, non avevo mai avuto addosso qualcosa alla moda, come non ho mai avuto qualcosa alla moda in testa. La gente dicesse pure di me, è fuori moda, piuttosto che è alla moda o addirittura moderno, l’odiata parola. Del resto mi ero sempre preoccupato pochissimo dell’opinione pubblica, perché avevo sempre a che fare nel modo più rigoroso con la mia e quindi proprio non avevo tempo per l’opinione pubblica, non ci badavo e anche oggi non ci bado e non ci baderò mai.”) apre la seconda fase della notevole creazione letteraria dello scrittore austriaco Thomas Bernhard (1931-1989) che Luigi Reitani, nella sua preziosa e illuminante postfazione al romanzo (presente già nella prima edizione sempre di SE del 1997), definisce “autoritratto dello scrittore come un uomo che invecchia”, dopo i primi scritti e la notevole produzione di testi teatrali. Il discorso indiretto con cui è costruita tutta la narrazione si regge solo su un “Rudolf scrive” all’inizio e alla fine del libro, piuttosto breve, e così quando un’altra storia sospende le riflessioni autodenigranti dell’indimenticabile protagonista, che Bernhard caratterizza con elementi autobiografici e comuni a personaggi di altri suoi scritti, il lettore potrebbe avere già abbandonato il romanzo. Un libro da leggere per apprezzare la raffinata maestria della scrittura di Bernhard, considerato tra i maggiori autori austriaci del secolo scorso.
acquista:

Isabella Rossellini vi consiglia: 



