Caino
Ebbene sì, Saramago l’ha fatto di nuovo. E anche questa volta c’è chi griderà allo scandalo, invocherà la blasfemia, si percuoterà il petto pregando il Signore di perdonare quest’ateo perché non sa quello che scrive. E invece, come già per Il vangelo secondo Gesù Cristo José Saramago quello che ci fa leggere sembra saperlo assai bene. Nel suo solito, particolarissimo stile tagliente e aggressivo, poco ortodosso nella forma così come nel contenuto, lo scrittore portoghese non si limita a fornirci un’ironica e dissacrante rilettura degli episodi più conosciuti dell’Antico Testamento. Non ci mostra solo il vendicativo Dio degli Ebrei (poi divenuto il mite Dio dei Cristiani), più simile a un bambino capriccioso con - è il caso di dirlo- infantili e crudeli deliri di onnipotenza, pronto a scendere a patti col diavolo per soddisfare il suo divino ego. Non è solo l’occhio disincantato del non credente che prova a decostruire puntualmente la Parola e la fede con l’arma temutissima dell’ironia, coi dialoghi serrati e irriverenti e solo per il gusto di farlo. Messa su una bilancia ecclesiasticamente tarata, la posta in gioco è molto più pesante. È la sottile e consapevole messa in discussione di principi come il libero arbitrio e l’infallibilità del disegno divino, da millenni invocati come scudo teologico di fronte all’insensatezza e alla crudeltà delle vicende umane. Attraverso l’arma forse più pericolosa. L’umanissimo buon senso e il comprensibilissimo sgomento di Caino di fronte al massacro dei bambini innocenti di Sodoma e Gomorra, di fronte al sadismo del Signore nel lasciar infliggere vessazioni di ogni sorta a Giobbe, di fronte alla pulizia etnica pressochè totale operata dal Diluvio, sotto lo sguardo passivo degli angeli, sono il buon senso e lo sgomento di tutti noi. Chiunque si chiederebbe perché, chiunque resterebbe quantomeno perplesso di fronte a un Dio impegnato solo a vincere una partita contro se stesso senza preoccuparsi di spargere così tanto dolore. Chiunque, persino l’ assassino per antonomasia. E se tra un sorriso amaro e una riflessione profonda, riuscite ad arrivare in fondo al libro senza scandalizzarvi neanche una volta, probabilmente la prossima domanda che vi farete sarà cosa succederà quando Saramago arriverà all’Apocalisse.
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