Sandrino e il canto celestiale di Robert Plant

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Sandrino e il canto celestiale di Robert Plant
Sandrino e Giuseppe Frassati, detto Il Gigante, attraversano lo stivale da nord a sud con la loro micro-compagnia teatrale. Esaltati per la possibilità di diventare attori a tempo pieno, il Collettivo Laboratorio Artaud - così si chiamano professionalmente i due tardoadolescenti - si inventa una formula innovativa di rappresentazione denominata ‘teatro a domicilio’. Non più sui palchi, bensì nelle feste di laurea, nei parties esclusivi di amici e conoscenti che hanno il conto aperto e sono disponibili a pagare con i soldi di papà, vanno a rappresentare il loro unico spettacolo: il carteggio tra Sandrino e l’amica Laura, uno scambio epistolare intriso di anni Ottanta e di cultura giovanilistica italo-pop che ha segnato gli anni degli yuppies. Lo scopo è “creare una bussola a cui affidarsi quando non si è più sicuri della direzione da prendere, una riserva di immagini, riferimenti e simboli a cui attingere quando si comincia a sentirsi smarriti e confusi”. Un progetto intriso di nostalgia per la musica di quel tempo (Cure, Japan, Joy Division, Litfiba e molti altri), i programmi radiofonici e televisivi (Mr Fantasy di Carlo Massarini), il cinema (Fassbinder, Wenders, Allen) e i locali per il divertimento notturno (il Tenax, il Tuxedo, il Big). L’odissea su un furgone on the road di due amici che a ritmo dei dischi dei Led Zeppelin faranno la conoscenza di personaggi eccentrici, si scontreranno con l'omosessualità  (Sandrino), incontreranno la possibilità di una nuova vita e di un amore definitivo (Frassati), litigi e riappacificazioni...
Il breve romanzo di Demarchi si colloca nella new wave della scuola tondelliana: un laboratorio da cui negli anni ‘90 è nato un gruppo di giovani penne che hanno cercato di rinnovare la narrativa italiana (da qui tra gli altri hanno preso le mosse Enrico Brizzi e Silvia Ballestra). Il tema che lega queste pagine è lo smarrimento e la confusione di fronte ad un’imminente maturità, che spaventa e nel contempo intriga. La prosa dell’autore è ricca di rimandi a padri più o meno nobili (il già citato Tondelli di Altri libertini, Hesse, Ellis, Chatwin e Kerouac) e a uno spleen che è intriso di passioni e di epifanie. Nelle parole dell’autore il libro è nato per costruire “una specie di filologia di un certo universo, che coincide poi con le passioni, con i fermenti che coinvolgono tutti nell’età giovanile”. Anche se  il risultato si confina su quelle frequenze un po’ datate, farà sicuramente piacere al lettore ritornare a quei brividi di innocenza perduta.