Paradossopoli
Napoli, ovvero una città sporca, governata male, una città splendida ma invivibile. Il peggior male della metropoli partenopea sono i suoi abitanti e i politici che per anni l’hanno distrutta - e continuano a farlo - con nonchalance. Alessandro Migliaccio ai più è noto per aver beccato un ceffone dal comandante dei vigili urbani di Napoli a causa di un suo sferzante articolo comparso sul giornale (Il Napoli) per il quale scrive, ma qui sembra aver dimenticato grinta ed energia, oltre che il bello stile. I paradossi partenopei vengono presentati al lettore come tartine ammuffite su un vassoio di finto argento. Lo stile è troppo confidenziale, le inchieste sono toccate alla lontana, nel libro vengono presentate come “fattarielli” (per usare una di quelle tipiche espressioni napoletane alle quali il nostro autore si rifà spesso rendendo la lettura ancora più estenuante). Di sicuro le inchieste sono interessanti, hanno catturato l’attenzione di altre testate giornalistiche, sono finite addirittura nel programma tv "Le Iene", ma tutto finisce lì. Un poveruomo che come me soffre di gastrite e compra il libro di Migliaccio non troverà nulla di tutto ciò, troverà soltanto giri di parole, periodi ripetuti fino allo sfinimento, pagine e pagine per ribadire sempre lo stesso concetto, e cioè: “Napoli è una città invivibile”. Lo sappiamo, mio caro. Quello che mi chiedo è però: era davvero necessario presentare un libro redatto in un modo così frivolo sulle meschinità che accadono a Napoli? Non bastavano le tue inchieste? (NB: Utilizzo il “tu” per rifarmi allo stile dello stesso autore e non per confidenza). Paradossopoli sembra un bignami messo su sottovalutando i lettori, forse non ci si è posti il problema che qualcuno avesse una qualche intelligenza o una curiosità ancestrale e non si accontentasse di poche note abbandonate a se stesse come un sacchetto d’immondizia sugli scogli di Mergellina (il paradosso della spazzatura mai sparita è mio, citengo). Da un libro in cui si ripete di sovente “sono un giornalista e scrivo per Il Napoli” ci si aspetterebbe anche un po’ di serietà, di costruzione, frasi forti e foto d’inchiesta da lasciare il lettore a bocca aperte. La perplessità iniziale e la noia sartreiana infatti non vengono nemmeno scalfite dalle foto in appendice a ogni capitoletto. Mille volte meglio a questo punto il giornale per il quale scrive Migliaccio che questo coacervo di luoghi comuni.
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coraggio
Ho letto il libro perchè ho trovato un articolo sull'aggressione subita dal giornalista. A me il suo libro è piaciuto. E va detto che questo ragazzo ha il coraggio di denunciare tante cose.
Rosario