L'ipotetica assenza delle ombre
La trama di questo libro, fitta ed articolata, segue un assioma costante relativo alla possibilità che, all’interno di un sistema finito, una combinazione possa ripetersi infinite volte. Ovvero le ombre che inquietano il protagonista sembrano ricostruire un modello già visto in precedenza e che Marco scopre un brandello alla volta all’interno della casa, portandosi fino ai bordi di un baratro pericoloso e funesto. I personaggi, trovata una collocazione, vengono subito disarcionati come se stessero in sella ad un cavallo imbizzarrito. Non c’è respiro per nessuno di loro, né per i vivi né tantomeno per i morti, che ritornano alla ribalta nei momenti più imprevedibili e strani. La casa di campagna, il lascito imprevisto, è il fulcro di un’energia negativa che attira a sé tutti gli incubi e i sensi di colpa dei suoi abitanti. Tra muro e carta da parati si cela un mistero da svelare e qualsiasi sorte sembri segnata subirà invece nuove e sinistre deviazioni durante la lettura. La carne al fuoco è davvero tanta, sarebbe stato bello approfondire ulteriormente e scavare ancora, indagando magari di più sul profilo di alcuni personaggi, dato che ormai il lavoro era iniziato, e poi c’è qualche cosa di leggermente eccessivo nei metodi narrativi, sebbene la storia sia stata davvero ben pensata e calcolata e misurata a dovere. Le ossessioni sono un terreno fertile per far crescere personaggi buoni o malvagi, i fantasmi e le ombre di un passato oscuro sono una trappola efficace da sfruttare a dovere. E questo libro racconta di una metamorfosi mostruosa, condannando ancora una volta la povera razza degli scrittori ad essere vittime della loro stessa arte, prima delizia e poi croce.
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