Lo scrittore è un sovversivo

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Lo scrittore è un sovversivo
Sette interviste raccolte nell'arco temporale di quattro anni (dal 1996 al 1999) più un intervento ad un convegno tenutosi nel 1997 a Milano costituiscono il corpus di questa antologia dedicata a Paco Ignacio Taibo II. Scrittore messicano di origine spagnola (la sua famiglia, fieramente anti-franchista, scelse di trasferirsi in Messico nel 1958 quando Paco aveva solo nove anni) è diventato famoso presso il grande pubblico probabilmente, più che per merito dei suoi atipici noir, per la sua riuscita e corposa biografia di Che Guevara, intitolata “Senza perdere la tenerezza”. Lo scritto più importante di questo volume si rivela essere proprio quello collocato in apertura, simbolicamente intitolato dall'autore “Quattro idee non molto chiare sullo scrivere romanzi”: una sorta di vera e propria dichiarazione programmatica nella quale Taibo si confessa e spiega le “cose in cui uno crede” e le “cose in cui non crede”, esponendo il suo pensiero sulla letteratura di ieri e di oggi, sul ruolo che ricopre nella società contemporanea e sulla funzione dello scrittore all'interno di essa e confermandosi, quando afferma che non esistono “classici” e “letture obbligatorie”, se non proprio un sovversivo quantomeno un autore controcorrente che crede “nel diritto alla sperimentazione” ma anche nel diritto del lettore “di piantar lì un libro a pagina trenta e buttarlo dalla finestra”. In conclusione, nonostante si senta la mancanza di qualche intervista più recente, questa raccolta della Datanews si rivela abbastanza stimolante sia per i fan della prima ora sia per chi, non conoscendo ancora l'opera di Taibo, volesse scoprire il pensiero di uno degli scrittori contemporanei più importanti (e meno pubblicizzati) della sua generazione. Certo se poi l'editore che detiene attualmente i diritti di due fra i suoi romanzi più interessanti (“A quattro mani” e “La bicicletta di Leonardo”, inspiegabilmente fuori catalogo) si decidesse a ristamparli sarebbe davvero cosa buona e giusta.