Tutto sarebbe tornato a posto
Tutto sarebbe tornato a posto. Forse. Se ci fosse più pathos nel cogliere gli eventi della vita, se ciascuno non vivesse in un proprio mondo, chiuso su se stesso e condizionato da un passato, da ricordi e sensazioni che non permettono al presente di emergere alla luce, di fluire liberamente. E allora questa raccolta di dieci racconti perde il suo alone di speranza, di senso di ordine e equilibrio per tingersi delle difficoltà del vissuto emotivo quotidiano che emergono velate dietro gli sguardi tristi, aperti sul vuoto interiore dei protagonisti. Speranza che svanisce mentre si impregna della fragilità delle relazioni interpersonali che si sgretolano dietro a cocci di piatti rotti per rabbia e disamore, che si offusca davanti alle immagini di volti scoperti e conosciuti via internet, che si disperde tra egoismi di mancati abbracci. La speranza si cancella dentro il dolore che da fisico a poco a poco in maniera incontrollata, impalpabile, a stento percepita dai protagonisti, si irradia alla mente e all’anima. Come una sorta di ‘mal de vivre’ che accoglie in sé i traumi, le angosce dei protagonisti che non trovano altro da fare che rifugiarsi dentro un altrove che difficilmente trova corresponsione nel reale. Si acuiscono così, in maniera chiara e netta, le insicurezze dei tanti personaggi che vivono sempre sul filo di un rasoio, nell’incertezza, nell’ignoranza di un qualcosa che non è dato loro possedere, camminando come funamboli su corde sottili tese su spazi senza rete. La fragilità dell’essere emerge in tutta la sua forza in uno stile di scrittura secco, a volte tagliente, ridotto spesso all’essenziale tanto da richiedere uno sforzo di attenzione per ricostruirne il senso, per interpretarlo, per cogliere il messaggio dell’autore. Particolare è la costruzione dei racconti, tutti brevi, di poche pagine, voluta per arrivare in maniera rapida e decisa al nocciolo delle questioni affrontate: i disagi, i limiti, le incapacità, le manchevolezze in un presente che si alterna in forma di flashback al passato, permettendo all’autore di essere lucido spettatore e critico commentatore delle azioni delle sue creature.
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