La memoria del killer

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La memoria del killer
«Baci, baci a tutti!» dicono in coro Maria e Alex Cross prima di uscire di casa, salutando i bambini con il rituale bye bye mattutino. Sono una famiglia unita, una bella famiglia. Forse troppo bella per l’ispettore Cross, sempre in bilico sull’orlo di un pericolo che rischia di travolgere anche chi gli è più caro. Quelli a cui dà la caccia sono criminali famigerati come il Macellaio, killer di punta della mafia italiana, un tipo fuori di testa che si diverte a ritoccare col bisturi le sue vittime. Mentre sta cercando di incastrarlo, Alex vive il giorno peggiore della sua vita. É andato a prendere Maria al lavoro, le sta correndo incontro come un ragazzino innamorato, quando per strada qualcuno spara. Due colpi schioccati da lontano e Maria si accascia. Giusto il tempo di digli “Ti amo” e gli muore tra le braccia, a un passo dall’ospedale. Neanche dopo mesi di ricerche salta fuori l’ombra di una pista che possa rivelare chi è l’assassino. Cross tira avanti come può, ma si porta dentro quel dolore irrisolto che ogni tanto torna a bruciargli come sale su una ferita. Finché, dopo più di dieci anni, mentre sta aiutando il suo amico John Samspson a stanare uno stupratore seriale, incappa in una traccia che potrebbe far scoprire chi ha ucciso Maria e perché. Anche quando l’hanno ammazzata c’era in giro un violentatore. Forse potrebbe essere lo stesso folle criminale che adesso sta terrorizzando le sue vittime con foto tanto spaventose da far scappare la voglia di collaborare con le forze dell’ordine. Alcuni indizi inducono a pensare che sia il Macellaio. E Cross serra le indagini per mettere una pietra sul passato una volta per tutte...
Fra i personaggi creati dalla prolifica penna di James Patterson, Alex Cross è sicuramente il più famoso grazie al volto che Morgan Freeman gli ha imprestato sul grande schermo interpretando “Il collezionista” e “Nella morsa del ragno” (tratto da Ricorda Maggie Rose). Cross addolcisce i tratti ruvidi e sbrigativi del classico detective con la tenerezza del padre che deve crescere i figli senza la sua donna vicino. Intuitivo e tenace in servizio, affettuoso ed efficiente fra le mura domestiche, posa la pistola per cambiare pannolini senza soluzione di continuità. Un brav’uomo, oltre che un bravo segugio e un acuto psicologo (dato che si avvicenda con nonchalance fra il dipartimento di polizia di Washington, l’FBI, e la libera professione di strizzacervelli). Questa volta Alex trova pane per i suoi denti con un mostro che, oltre a dargli del filo da torcere, gli ruba pure la scena. Perché il Macellaio è uno di quei cattivi esibizionisti, astuti, sfuggenti come un’anguilla, che straripano dalle pagine oscurando i comprimari, e il suo background infantile - che spiega da dove gli venga tutta quella crudeltà e come sia diventato così abile a usare i ferri del mestiere – lo impone prepotentemente all’attenzione. Per il resto, il plot procede a guizzi e sprazzi, in un tourbillon di sadiche efferatezze, faide mafiose, e momenti di domestica intimità. Patterson è il solito Patterson, generoso di sottostorie, rapido ed efficace. I capitoli pic indolor arrivano alla fine prima che tu ti accorga di averli incominciati, la suspence è ben dosata come la panna in un buon risotto, i personaggi superano la prova di credibilità e tutti i fili della trama si intrecciano nel tessuto di un thriller che regge sino all’ultimo, senza infartanti picchi di climax e senza assopenti delusioni. Per innocenti evasioni di lettura.