La memoria del killer
Fra i personaggi creati dalla prolifica penna di James Patterson, Alex Cross è sicuramente il più famoso grazie al volto che Morgan Freeman gli ha imprestato sul grande schermo interpretando “Il collezionista” e “Nella morsa del ragno” (tratto da Ricorda Maggie Rose). Cross addolcisce i tratti ruvidi e sbrigativi del classico detective con la tenerezza del padre che deve crescere i figli senza la sua donna vicino. Intuitivo e tenace in servizio, affettuoso ed efficiente fra le mura domestiche, posa la pistola per cambiare pannolini senza soluzione di continuità. Un brav’uomo, oltre che un bravo segugio e un acuto psicologo (dato che si avvicenda con nonchalance fra il dipartimento di polizia di Washington, l’FBI, e la libera professione di strizzacervelli). Questa volta Alex trova pane per i suoi denti con un mostro che, oltre a dargli del filo da torcere, gli ruba pure la scena. Perché il Macellaio è uno di quei cattivi esibizionisti, astuti, sfuggenti come un’anguilla, che straripano dalle pagine oscurando i comprimari, e il suo background infantile - che spiega da dove gli venga tutta quella crudeltà e come sia diventato così abile a usare i ferri del mestiere – lo impone prepotentemente all’attenzione. Per il resto, il plot procede a guizzi e sprazzi, in un tourbillon di sadiche efferatezze, faide mafiose, e momenti di domestica intimità. Patterson è il solito Patterson, generoso di sottostorie, rapido ed efficace. I capitoli pic indolor arrivano alla fine prima che tu ti accorga di averli incominciati, la suspence è ben dosata come la panna in un buon risotto, i personaggi superano la prova di credibilità e tutti i fili della trama si intrecciano nel tessuto di un thriller che regge sino all’ultimo, senza infartanti picchi di climax e senza assopenti delusioni. Per innocenti evasioni di lettura.
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