Furia divina
L’11 settembre ha lasciato segni indelebili nelle nostre coscienze e nel nostro modo di pensare. Ma fermiamoci un attimo e immaginiamo: se al-Qaeda avesse a disposizione una bomba nucleare da far esplodere in una delle nostre città, quale sarebbe lo scenario al quale assisteremmo? È quello che prova a chiedersi José Rodrigues Dos Santos con il suo settimo romanzo, Furia divina. Lo scrittore - famosissimo in Portogallo dove svolge anche le attività di direttore dell’informazione della televisione nazionale “Rtp” e di docente universitario - riflette su uno dei problemi che attanaglia l’Occidente da decenni: il terrorismo islamico. E lo fa attraverso lo sguardo di chi si trova contemporaneamente all’interno e all’esterno della trincea. La narrazione, infatti, viene condotta su due piani, in una serrata alternanza di capitoli che conduce simultaneamente il lettore all’interno dei meccanismi del terrorismo internazionale - e delle misure che vengono adottate per prevenirlo - attraverso le vicende di Tomàs Noronha, e nel cuore dell’Islam attraverso la difficile crescita di Ahmed, fino a quando le loro storie s’incontrano in un pericoloso incrocio. Il tutto viene impreziosito dalle citazioni e le relative spiegazioni delle “sure” del Corano, denotando una precisa ed attenta documentazione da parte dell’autore, il quale avverte nella nota finale che “è vero che ci sono documenti di al-Qaeda e dichiarazioni dei loro dirigenti che rivelano l’intenzione del movimento di far detonare un dispositivo nucleare; è vero che, in possesso di cinquanta chili di uranio altamente arricchito, qualsiasi persona con conoscenze di ingegneria può montare in un garage una bomba nucleare, in meno di ventiquattro ore; è vero che è possibile entrare in possesso di uranio altamente arricchito o plutonio in paesi con misure di sicurezza di dubbia efficacia; è vero che sono già avvenuti vari furti di materiale nucleare in impianti russi, incluso Mayak; è vero che il Pakistan ha esportato per anni tecnologia nucleare verso i paesi islamici e i suoi scienziati sono stati consultati da Bin Laden e da altri dirigenti di al-Qaeda; è vero che più di centocinquanta versetti del Corano sono dedicati alla jihad”. In mezzo a questo mare di verità corriamo davvero il rischio di affogare nella paura?
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