L'autunno del mare

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L'autunno del mare
Onofrio detto Fifì ritorna dopo anni nella sua terra natia, la Sicilia. Questo paesino di poche anime è incuriosito dall’uomo, ma nessuno riconosce il vecchio compaesano tranne una vecchia mezza cieca e mezza sorda, donna Margherita. Onofrio è andato via dalla sua regione per poter cercare lavoro, molti anni vissuti al nord, mestieri duri, dividendo piccoli appartamenti con sconosciuti compagni della stessa sventura: essere poveri. Un freddo che ti entra nelle ossa, una città lontana dal mare. Fifì non è il tipo d’uomo che spende la sua paga come gli altri, a carte o a puttane. Lui nel cuore ha Calata, il suo paese, dove deve  ritornare e rimettere in sesto la vecchia casa del padre e riprendere l’unica donna che ha amato, Lia. Fifì però ha il cuore pesante, non riesce a ritrovarla, chiede all’unica donna del paese che ha accettato il suo ritorno, l’anziana e malata Margherita: sicuramente c’è lo zampino del dottore e dell’anziano prete del paese. L’unica cosa che rimane allo stanco emigrante è la vendetta...
L’autunno del titolo è la discesa verso gli inferi di Fifì, il protagonista. L’autunno è il periodo finale, la parte triste della nostra vita. La storia non è facile da digerire a causa dei vari flashback e ricordi che tornano all’interno del romanzo prepotenti come una maitresse che vuole saldare il conto del pernottamento nel suo bordello. Tutto questo rende la lettura molto pesante, con la possibilità di distrarre il lettore. La vicenda in sé e per sé in fondo è piatta: un emigrante ritorna al suo paesello d’origine con in mente un’unica idea, la Fica. Ha lavorato per anni al freddo, ha conservato ogni spicciolo, non ha giocato a carte, non ha mai festeggiato al bar, non è mai andato a mignotte solo per poter ritornare e rivedere una donna con la quale ha avuto una sterile storia d’amore parecchi anni prima. Degni di nota invece sono i personaggi, in appena settantre pagine la Aparo ci regala un ventaglio variegato di uomini e donne che danno la vera struttura al racconto. Le loro caratteristiche predominano sul filo conduttore dell’intera vicenda: l’anziana donna Margherita che riconosce Onofrio, che sa vita morte e miracoli di tutto il paese, lo stesso animo del protagonista è chiarito nei minimi particolari. Onofrio è un emigrante, un uomo indurito dalla rabbia e dalla rassegnazione, ha dovuto lasciare tutto per poter sopravvivere. E’ difficile immedesimarsi in un personaggio del genere se non si sono vissute le sue stesse “prodezze”. I paesaggi sono descritti in modo magistrale, sembra quasi di potersi scaldare al sole che brucia le coste siciliane. Di poter assaporare la polpa dei fichi d’india, di poter annusare all’imbrunire l’aroma profumoso dei fiori di gelsomino. Vivere in una città lontana, vivere e farsi del male ricordando un passato che non è più, ritornare e trovare tutto cambiato, capire che le vite degli altri vanno avanti anche senza la nostra costante presenza è il succo di questo breve romanzo.