G&G

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G&G
Martedì 31 dicembre 2002. Una coppia di borghesi chiama l'ennesimo pediatra in quanto preoccupata per lo stato di salute del proprio figlio. Il bambino - che si chiama G. - secondo loro si comporta in maniera strana rispetto agli altri coetanei e vive come in un mondo tutto suo: suona la chitarra, fa strani sogni, parla con un amico immaginario e non si adatta al pensare comune. Il dottore interpellato, dopo aver effettuato la visita, riferisce ai genitori che il loro figlio non ha niente. Tuttavia i due - una coppia di ricconi egoisti perennemente sull'orlo di una crisi di nervi - sono assolutamente convinti che G. sia malato, incolpandosi peraltro a vicenda su chi sia il più responsabile dell'incresciosa situazione. Ovviamente non rinunciano a inveire contro il medico, reo di non essere riuscito a individuare il problema che affligge il loro bambino. Nel frattempo il piccolo G. cerca di evadere da quella triste situazione famigliare in compagnia del suo amico immaginario (anch'esso di nome G.) che lo porterà addirittura a volare sulle ali di un aeroplano per scrutare dall'alto i polli d'allevamento...
Il “Teatro-Canzone” di Giorgio Gaber (e Sandro Luporini) conquista anche il mondo del fumetto grazie all'editore milanese ReNoir che, con la benedizione della Fondazione Giorgio Gaber, ha affidato a Davide Barzi (testi) e Sergio Gerasi (disegni) il compito di realizzare un graphic novel dedicato all'indimenticato “cantattore” milanese. Negli ultimi anni molti tra i più amati cantautori scomparsi prematuramente, come Fabrizio De Andrè e Rino Gaetano, sono stati omaggiati da vari autori di fumetti in opere che rievocavano, in maniera più o meno poetica, il pensiero di questi artisti della canzone. Nel caso di questo G & G tuttavia più che ad un semplice omaggio ci troviamo di fronte ad una sorta di progetto didattico che, come afferma il presidente della Fondazione Gaber Paolo Del Bon nella nota in appendice al libro, è volto a far avvicinare il pubblico più giovane ad un artista che ha lasciato un'impronta indelebile nel panorama culturale e musicale italiano della seconda metà del novecento. Un personaggio scomodo e difficilmente catalogabile che con le sue canzoni, a partire dal 1970 firmate in coppia col paroliere e pittore Sandro Luporini, ha saputo descrivere mirabilmente i (molti) vizi e le (poche) virtù della società italiana. E proprio questo suo andare perennemente contro il pensiero dominante è stata la chiave utilizzata da Barzi (saggista e storico del fumetto, nonché collaboratore per l'editore Bonelli e per Il Giornalino) e Gerasi (già all'opera con le sue matite su Lazarus Ledd, John Doe e Cornelio) per realizzare una storia che, sebbene non incentrata su Gaber stesso, lo utilizzasse in funzione di coscienza critica di G. (il bambino scelto come protagonista), affinché quest'ultimo non si omologhi annullandosi come individuo. L'omologazione al pensiero della massa è sottolineata nel testo dagli stivaletti gialli indossati dai “polli d'allevamento” (dal titolo di uno degli spettacoli più famosi e controversi del Teatro-Canzone), simbolicamente lasciati come unico elemento colorato all'interno di questo graphic novel dominato dal bianco e nero. Lo “spirito” di Gaber utilizza quindi le parole delle canzoni per indirizzare il giovane G. affinché possa crescere costruendosi un proprio pensiero. Un'idea intelligente che però, nonostante lo sforzo degli autori, rischia di restare, paradossalmente, di difficile comprensione proprio per i lettori più giovani e per chi è completamente a digiuno del Gaber-pensiero. Per ovviare a ciò e consentire una maggiore fruibilità del fumetto al di fuori della cerchia dei fan, in chiusura del volume è stata realizzata, come si fa per i dvd, una “sezione extra” a cui è affidato il compito di far rintracciare al lettore, capitolo per capitolo, i titoli delle varie canzoni citate nella storia. Uno stratagemma un po' macchinoso però che, pur non inficiando del tutto la riuscita del lavoro, con un po' più di fantasia e restando meno ancorati ai testi originari delle canzoni, forse si sarebbe potuto evitare.