Jeanne D'Arc e il suo doppio
Dopo La luce del distacco del 1990, Maurizio Cucchi - uno dei più noti poeti contemporanei, nato a Milano nel 1945 - torna a scavare nella sua vocazione poetica realizzando con Jeanne D’Arc e il suo doppio un nuovo testo teatrale in versi. Un’’opera che rievoca, reinterpretandola, la leggendaria figura della Pulzella d’Orléans attraverso il flusso di parole di un’ignota anima delirante. Versi che evocano il respiro cupo e sospeso di un’antica tragedia travalicando il tempo, per offrire nuove suggestioni in un continuo intreccio tra vicenda personale e trasfigurazione storica. Il potere immaginifico e catartico della parola accompagna l’evolversi di una consapevolezza sempre più lucida e chiara da parte della protagonista del monologo, fino al distacco finale e al ricongiungimento con la propria identità. Certo non ci saremmo aspettati di appassionarci ancora, e forse più di prima, al cospetto di una storia già romanzata e rappresentata migliaia di volte, se non fosse per la scelta coraggiosa dell’autore di invertire la tendenza, consegnandoci un testo che gioca su diversi registri. Un azzardo, una scommessa: un breve poemetto di sole cinquanta pagine, in cui l’autore confida solo sulla capacità di tenere costante l’alto grado di intensità della potenza lirica e drammatica. Riuscendo, con pieno merito, a far emergere dal buio totale di uno spazio claustrofobico un viluppo intricato di suggestioni nascoste e di interpretazioni non sempre ingannevoli.
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