La lettera perduta
E se a causare la morte di Mozart non fosse stata l’invidia del rivale Antonio Salieri o una febbre reumatica ma la cospirazione di una setta massonica tramite l’avvelenamento con l’acqua toffana, un potente veleno in uso nel Settecento? È questo lo scenario che viene ipotizzato dall’eclettico scrittore scozzese Scott Mariani, musicista, traduttore, giornalista free lance e istruttore di tiro con la pistola. La lettera perduta prova a far luce su un argomento sul quale si sono scritte intere biblioteche, per dirla alla Benigni, ma lo fa con un taglio personale ed intrigante, mai banale. La bravura dello scrittore risiede nel saper amalgamare pseudo-verità storica e finzione narrativa, lasciando al contempo la possibilità al lettore di costruirsi un proprio punto di vista. La costruzione del plot si rivela frizzante, veloce e serrata e viene condita da tutti gli ingredienti tipici dell’action thriller: travestimenti, fughe rocambolesche da una città all’altra, colpi di scena, sparatorie, pochissima introspezione psicologica dei personaggi. Tutti elementi che infondono al romanzo un taglio decisamente cinematografico e che Scott Mariani sembra maneggiare sapientemente. Complotto massonico ed intrigo storico, come non pensare a Dan Brown? Ma chi s’imbatterà in queste pagine si accorgerà che altre strade sono percorribili anche all’interno di un genere che pare aver esaurito gli argomenti ma che viene impreziosito da storie interessantissime. Storie come questa.
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