Il guscio della tartaruga
Apuleio e Freud sono due dei 65 personaggi illustri invitati alla cena numerosa di Silvia Ronchey. Così, infatti, in un’intervista, lei stessa definisce il suo libro : “una teoria di racconti in dimensione confidenziale di un salotto o di una tavolata”. Ma non si tratta decisamente di biografie convenzionali, non si tratta di “vite vere” in senso biografico. E’ piuttosto un puzzle di immagini, detti , parole, dati biografici ed intere citazioni o parafrasi delle opere di ognuno. Ogni capitolo è un bellissimo racconto, un profilo sapiente che può risultare piacevole scoperta di curiosità , anche amene (Verlaine non si lavava mai ed era di una bruttezza intensa; D’Annunzio a sera guardava i film di Walt Disney), o sfida dotta al lettore più smaliziato. Biografie letterarie, ecco, scaglie di qualcosa che loro stessi hanno voluto raccontare. Scaglie di quel guscio, fatto di parole e pensiero, che , come un’intercapedine, gli scrittori hanno creato attorno a sé per proteggere la propria anima. Queste scaglie sono affiancate, le une alle altre, con la sola logica che stabilisce un reticolo di relazioni tra autori amati fino a creare il guscio di una tartaruga, appunto. Un guscio che non aderisce al corpo ma lo ricopre e lo protegge, allo stesso modo in cui questi racconti rivestono l’esistenza dei personaggi senza mai combaciare realmente, ma illuminandola di scaglie di saggezza. Si tratta , insomma, come per il carapace della tartaruga, di un elemento di protezione funzionale ma assai bello, qualcosa che , da un lato, pesa addosso, dall’altro, protegge ed adorna e consente di vivere a lungo: parrebbe una bella metafora della cultura. E tanta cultura traspira da questi racconti, nello stile scarno ed essenziale, ma a tratti quasi inconsapevolmente poetico, degli enciclopedisti e agiografi bizantini tanto cari alla storica bizantinista che è la Ronchey. Divertente e gradevole il gioco on-line proposto a chi giunge a termine della lettura, che sul sito della casa editrice può rispondere a tre quesiti e quindi accedere all’indice delle fonti. E’ voluta infatti l’assenza di note e apparati che avrebbero reso il testo di tipo accademico. In questo modo invece, oltre che rendere interattivo il rapporto col libro, i livelli di fruizione sono diversificati e permettono la lettura a tutti. O quasi.
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