


Allo sberleffo “…per voi Signore e Signori,/amici critici, validi autori/… un momento di Kermesse/… je suis votre Entraîneus!” s’intercala lo squarcio di desolate velature liricheggianti: “E noi che abbiamo più di trent’anni suonati,/abbiamo piantato un fiore sopra il cavalcavia/dell’autostrada del Sole al Km. 1999,/mentre lassù sfreccia un concorde,/là transita il treno per Lourdes/tu mi consigli di contrarre una pensione integrativa,/d’installare un impianto a GPL/…di comprarmi la casa a riscatto”. La presenza di forme del parlato si alterna a confessioni a cuore aperto: “ Mentre i contadini armati di piccozze in lega verde/dichiarano l’indipendenza d’oltre Po/e io proseguo verso il Bo”. Gli aspetti della realtà si coagulano sotto forma di parole, dove prendono sostanza le immagini di una quotidianità filtrata dalla frustrazione: “le melanzane transgeniche nelle zone minate/ i funghi radioattivi nei colori locali:/ cibo di Guerra per bambini & sciacalli” oppure dal ricordo: “Esserci stati, quando ci dovevamo essere,/dietro le barricate, entro le scuole a studiare il Maoismo/contro i conservatori, a fianco i progressisti”. Fino alla “decomposizione sedimentaria” dove: “Clonanti e clonati si acclamano e si applaudono/in un eclatante/esasperato/girovagare/ipnotico”…
Costruita su un corpo di esperienze e innovazioni in crescendo, questa raccolta di componimenti di Faraòn Meteosès – pseudonimo dietro cui si cela l’identità anagrammata del poeta romano Stefano Amorese – è costituita da riflessioni irrequiete che si abbattono sui versi, scaricando un’esplosione di parole che non hanno l’ambizione di voler fissare alcun punto di riferimento per il lettore. L’autore assembla memorie e autoanalisi, suoni e manifestazioni di una realtà impietosamente oggettivata, attraverso una singolarissima contaminazione espressiva che assurge il parlato a linguaggio poetico. Uno strepitoso pastiche di versi scorrevoli, adagiati sulle cadenze delle assonanze e delle elencazioni, delle allitterazioni e delle iterazioni, che passa da vive accensioni che arrivano subito al lettore a qualche forzatura a tinte a volte troppo accentuate. Perché questo è il libro di un poeta caustico e beffardo, che non rinuncia però mai alla freschezza di un’espressività che non cerca mediazioni e compromessi. Anche a costo di abbattere le certezze che ciascuno di noi s’inventa e si racconta per poter sostenere il pesante fardello della vita di ogni giorno.