I dardi di Apollo

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
due
voto
I dardi di Apollo
Una panoramica delle pandemie che hanno flagellato l'umanità dal 1500 a.C. ai giorni nostri, tentando di identificare per ognuna l'agente patogeno responsabile - per quanto le testimonianze, le fonti storiche e i documenti (quando esistono) permettano. Malgrado infatti nell'immaginario collettivo le grandi epidemie del passato siano tutte pestilenze tout court, in realtà il termine "peste" va inteso non in senso letterale, dato che non è sempre riferibile - soprattutto nel caso di pandemie antiche - alla malattia causata dall'infezione da Yersinia pestis: per esempio 3000 anni fa pare di intuire che l'Egitto fu colpito dalla tularemia, una zoonosi che si trasmette tramite la puntura di zecche. Ma quali sono le malattie infettive più temibili tra quelle che hanno colpito l'umanità causando decine di milioni di morti? La peste (quella vera), nelle sue forme bubbonica o ghiandolare, setticemica primaria e polmonare - che scatenò l'inferno a Bisanzio nel 542 e nel 1346 in Italia ed Europa (la famigerata Morte Nera di cui tutti abbiamo sentito parlare) e che contrariamente a quanto si crede non è mai stata debellata (un rapporto OMS una decina d'anni fa stimava 34.000 casi tra 1985 e 2000). E poi la sifilide, la malaria, il colera, il vaiolo, il tifo, la tubercolosi, la lebbra, l'HIV,la SARS, Ebola, l'influenza Spagnola...
Giuseppe Pigoli, medico patologo clinico, ripercorre la storia delle pandemie (cioè letteralmente dei focolai epidemici che si diffondono su territori vastissimi, quasi a livello globale) con la buona volontà del divulgatore ma con alterne fortune. Il libro infatti, nonostante rappresenti una lettura piacevole, soffre di una certa anarchia strutturale (a un discorso generale segue una breve cronaca delle epidemie antiche delle quali abbiamo notizia, che però vengono affrontate superficialmente rimandando alla terza parte, nella quale malattia per malattia si provvede ad assegnare a ogni focolaio l'agente patogeno più probabile), di scarso appeal stilistico - le citazioni di fonti storiche non riescono a rendere la lettura affascinante come ci si aspetterebbe da un tema così - e infine di insufficiente appropondimento. E' vero infatti che troppi tecnicismi avrebbero reso impossibile la lettura a chi non ha nozioni di base in campo medico, ma è vero anche che questo libro ragionevolmente non si rivolgere al pubblico dei bestseller ma a chi è già interessato alla materia. E chi è interessato alla materia gran parte delle cose che  Pigoli enuncia le sa già, e si aspetta di essere informato più in profondità e addirittura forse (ah, questi lettori, che pretese!) di essere sorpreso. Il titolo del saggio è un omaggio all'Iliade, e precisamente al I Canto, nel quale si fa riferimento a dardi divini che per nove giorni seminano la morte nell'accampamento degli achei ("Mettean le frecce orrendo/ su gli omeri all'irato un tintinnio/ al mutar de' gran passi; ed ei simile/ a fosca notte giù venia"), l'allegoria - il mito - di un'epidemia secondo gli studiosi, e precisamente una qualche zoonosi ("Prima i giumenti e i presti veltri assalse,/ poi le schiere a ferir prese, vibrando/ le mortifere punte").