La mia Waterloo ventricolare

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due
voto
La mia Waterloo ventricolare
Ironia graffiante adagiata su un letto di serenità che irrompe nella nostra vita: “interrompiamo/ le trasmissioni/ per comunicarvi/ che due personaggi/ identificati/ dalla scientifica/ come minnie e topolino/ si sono fatti esplodere/ all’interno/del parco giochi/ disneyworld/ alle ore 14.30 di oggi/ l’ fbi/ ha avviato immediatamente un’inchiesta nel mondo dei cartoni animati/ per individuare/ possibili fiancheggiatori.” Un ringraziamento al padre del bebop veloce e cadenzato e gettato in pasto agli avidi lettori: “è evidente che il piano ha la febbre da ornithology/ bird/ dispiega le tue ali/ rosse sulle note/ prima che mi venga una polmonite”. Parole dedicate alla genitrice, forti come onde burrascose che s’infrangono su ripide scogliere: “voglio sapere tutto/ mamma/ perché tu sei la memoria/ che arriva al punto più lontano/ e poi ritorna/coi suoi frutti/ e mi rapisce/ fino a te”. Lo sconforto d’incontrare per caso un amore passato ma mai finito:“… all’alba di un sabato notte/ io rispetto/ la costante spaziale del ritorno/ e mi affido/ tremante/ alla variabile del tempo/ che puntualmente beffardo/ mi costringe a incontrarti/ seduta a un bar/ col sorriso nello sguardo di un altro”...
Roberto Di Egidio, abruzzese di nascita, pubblica per la seconda volta con la Neo. (un suo racconto - "Il centesimo rubato" - è stato pubblicato poco tempo fa nell’antologia E morirono tutti felici e contenti). L’autore divide la propria raccolta di poesie in tre sezioni ben delineate da sentimenti ed emozioni. Nella prima parte definisce i suoi poemi 'dei cefali', in quanto scrivere poesia è come andare a pesca di tali pesci: richiede calma, spirito di osservazione, valutazione delle circostanze e capacità di azione rapida. Versi come piccoli morsi, diretti e incessanti cullano il lettore come una vecchia nenia primordiale. La seconda parte invece è costituita da dediche scritte alla propria madre, a personaggi famosi che hanno arricchito il mondo della musica e del cinema, che hanno regalato sapientemente emozioni uniche al genere umano. Dediche nelle quali Roberto Di Egidio non eccede mai in toni mielosi e stucchevoli, ma conserva un carattere fiero e sincero. A chiudere il suo lavoro ci sono gli haiku: non uniformandosi alla metrica generalista l’autore crea versi liberi che però non rendono la dovuta forza a quanto scritto in precedenza, non riescono a sostenere l’architettura escheriana, ovvero quella giusta mistura di fantasia e realtà immobile.