Non piangere coglione
Ah, beh, se è per questo Andrea Morini si masturba anche immerso nella vasca da bagno canticchiando l’Internazionale, ma non lo considereremo certo un mostro per queste ragioni. Al contrario, sappiate subito che Andrea Morini è uno dei personaggi letterari meglio riusciti degli ultimi anni. Va da sé, quindi, che questo libro di esordio di Amedeo Romeo è uno dei debutti più entusiasmanti che ci sia capitato di leggere negli ultimi tempi. Perché fa ridere, perché lo leggerete con la stessa voracità con cui trangugiate le tartine a un happy hour. Eppure è un libro che affronta temi serissimi come la genitorialità, le differenze di genere, l’epocale cambiamento avvenuto dopo il femminismo nei rapporti uomo-donna, la vita, la morte. Ma lo fa solo ed esclusivamente attraverso l’azione letteraria, con una narrazione in prima persona che ipnotizza il lettore e dialoghi degni del miglior Woody Allen. Sapienti flashback che ci permettono di ricostruire i momenti salienti della vita del protagonista, si alternano ad un presente concitato fatto di viaggi in treno fra Milano e Genova, la Genova dei vicoli, umida e afosa, come quella cantata da Paolo Conte e Fabrizio de Andrè. E proprio dalle liriche di una canzone di Conte, "Una faccia in prestito", è tratto il titolo del libro. Amedo Romeo, quarantenne milanese autore e regista teatrale che in passato ha scritto anche libri per bambini e ragazzi, ci ha regalato un libro straordinario fatto di teneri e folli personaggi borderline portatori di caos e saggezza. Ah, certo, se siete dei benpensanti un po’ reazionari, di quelli che sanno perfettamente dov’è il confine fra giusto e sbagliato, fra sanità e pazzia, fra una crema antismagliature e qualsiasi altro oggetto erotico, ecco, forse voi è meglio che lasciate perdere questo libro.
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