Pancia di carta

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
due
voto
Pancia di carta
“La mia pancia di carta/ è foglio di neve/ a farsi rugiada d'incontro,/ in trasparenze taciute/ a macchiarsi di blu e di rosso”, recita il componimento di apertura - che introduce alla metafora del “ventre” femminile che genera versi, ma dal quale partono anche emozioni e disinganni. “Mi allontano dalla tua voce/ di silenzio, che pulsa/ alle tempie e si propaga/ fino al ventre, ora che sei/ sempre più dentro”, la “pancia” è pronta per accogliere l’amore e insieme al desiderio si affaccia anche la voglia di un respiro più universale; “Nelle crepe lacerate/ di solitudini affrante, è madre suprema:/ accoglie nel volo leggiadro/ figli piegati di ossa e carne/ sul sentiero di domani.”, la patria diventa di carne e sa accogliere ogni volta nel suo ventre i figli che si sono allontanati; “E il desiderio è sangue che riga la schiena/ e le mie gambe ti appartengono,/ incrociate alla vita”, irrompe la sensualità e la femminilità diventa accogliente e quasi selvaggia; “Due dita in gola/ e i grammi di cibo/ schizzano fuori/ dal tuo corpo ricurvo/ e stanco.” la pancia diventa nemica e nasconde una volontà di annientamento. “Tra i kalashnikov, sotto i colpi di mortaio/ dietro i tank, l’infanzia è già vecchiaia/ deserto di sabbia e lacrime.”, corrono i ragazzini, scippati della loro infanzia, nonostante gli orrori della guerra cullati dalla ninna nanna delle loro madri...
La giornalista Alessia Fava esordisce con una raccolta poetica tutta dedicata al mondo femminile e alle sue mille, umorali e mutevoli, sfumature. In 46 componimenti l’autrice affronta tappe diverse della vita delle donne esplorando con delicatezza e sensibilità emozioni che si riconducono tutte al “ventre”: dal sangue - figura presente in molti dei componimenti - alla maternità, arrivando fino allo strazio della bulimia. L’autrice riesce a modulare versi lievi che all’occorrenza sanno trasformarsi, però, in macigni. Come nel caso di “Bimbi di Guerra” dove Alessia denuncia i conflitti voluti dalla smania dei potenti, che finiscono per distruggere soprattutto la spensieratezza dei più piccoli. Oppure in “Prigioniero dell’isola di Dawson” dove ripercorre gli orrori di un campo di prigionia cileno. Un esordio nel complesso gradevole e articolato in tre parti che rappresentano un percorso di timori, consapevolezza e riflessione virate di un rosa acceso. Anche se alcuni componimenti sono guidati da una ispirazione ingenuamente “acerba” – ma i lettori più giovani sapranno apprezzare questo stupore adolescenziale soprattutto legato all’amore – Alessia Fava si dimostra autrice sensibile e soprattutto pronta a condividere i suoi versi e le sue emozioni, donandoli con generosa sincerità, senza alcuna ombra di snobismo intellettuale. Accurata ed elegante la veste grafica che pone, in copertina e a scandire le tre parti del volume, ritratti delle aristocratiche ed enigmatiche donne del pittore francese Jean Auguste Dominique Ingres.

Leggi l'intervista a Alessia Fava