Sogni di cartone

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due
voto
Sogni di cartone
Michela, ricercatrice universitaria al suo primo volo aereo. Yvonne, attraente infermeria dotata di un fisico mozzafiato e di un atteggiamento da soubrette. Sandra, fisioterapista dalle mani delicate alla ricerca di un’avventura extraconiugale. Louisa, impiegata amministrativa e madre di un bambino di quattro anni. Marcella, protagonista di una complicata emigrazione dall’Italia. Grace, amante consapevole e prodiga di consigli, fedele e paziente fino alla fine. Questi sono solo alcuni nomi delle numerose donne che hanno di volta in volta attraversato l’affollata vita sentimentale di Mauro, durante il periodo di apprendistato che questi ha svolto nelle strutture ospedaliere del Regno Unito dopo essere fuggito dall’Italia dei concorsi e delle facili raccomandazioni. Un seduttore impenitente e compulsivo, capace di imbastire una fitta trama di relazioni parallele, in cui tutti i protagonisti erano coscienti ad eccezione di Jiselle: la più importante di tutte, una lunghissima storia d’amore costellata da momenti di intensa tenerezza e di profonda tensione, da incontenibili slanci affettivi e da insopprimibili tradimenti...
Mauro Antonio Albrizio – di professione medico – si presenta al pubblico dei lettori con un testo privo della precarietà stilistica dell’esordiente. Gestendo con lucidità e con fermezza una narrazione che succhia con onestà anche i frutti peggiori della propria esistenza, espone i ritratti delle sue reiterate infedeltà, ammassa cumuli di intrecci passionali, racconta peripezie di lavoro. Il tutto con una sorta di ingenua sfacciataggine, quasi una confessione liberatoria condotta in prima persona, che fa leva sull’uso dissacratorio dell’ironia, ma anche su quello ruvido del disincanto. Perché il protagonista autobiografico di questo libro è a suo modo un personaggio tragico, estremamente vulnerabile alle seduzioni del fascino femminile, ma anche al tormento dei risvolti sentimentali. Il racconto scivola via con guizzante vivacità di scrittura, risultando avvincente dalla prima all’ultima pagina, tanto che si avverte come l’impressione di essere seduti in poltrona ad assistere a un evocativo monologo teatrale. E se l’autore non ha certo la presunzione di andare oltre l’obiettivo che si è posto, non rinuncia tuttavia a consegnarci la vitalità di un protagonista che non si lascia facilmente dimenticare.