Tutta colpa di Alfredo
Sandro Santori, autore e calciatore dilettante nella Osvaldo Soriano football club, la Nazionale Italiana Scrittori, scrive un romanzo denso di atmosfera, resa attraverso il sapore di una città vitale come Bologna e di luoghi all’apparenza addormentati come la Tuscia, terra di Etruschi dove si sposta a un certo punto la storia. Uno stile essenziale ma profondo, un tono riflessivo senza essere noioso che, tra un agguato e un inseguimento, butta lì inaspettate perle di saggezza come qualche considerazione messa in testa ad Alfredo: “Dedicarsi ad un’attività per contrastare il malessere, per impedire che le emozioni negative prendano il sopravvento. (…) L’unica solida barriera che ci difende dall’incubo è la realtà, non il sogno”. La troppa consapevolezza esistenziale, oltre allo smodato equilibrio del protagonista principale, uniti all’appellativo “ragazzo” con cui la voce narrante definisce questo personaggio che ha superato i trent’anni, sono forse l’unica pecca in un romanzo ben scritto, ben strutturato, che definire giallo lascia un po’ il tempo che trova l’intrigo internazionale che vi fa da sfondo. Al contrario, sembra che in futuro ci aspettino nuovi casi del dottor De Nicola, maresciallo e vero eroe di tutta la storia.
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