Tutta colpa di Alfredo

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
due
voto
Tutto colpa di Alfredo
Bologna, anni Novanta. Alfredo Magnani è un ex carabiniere di trentadue anni cintura nera di karate con la passione per i romanzi polizieschi americani che lavora nell’agenzia A-Zeta di suo zio Antonio, alla quale si rivolgono persone che vogliono essere protette senza coinvolgere le forze dell’ordine. Dopo avere trovato la testa del cane ucciso infissa sull’inferriata della propria villa l’architetto Guermandi, titolare della gioielleria più importante della città, si rivolge alla A-Zeta e ottiene che il bravo Alfredo si prenda cura della sua bellissima figlia Marilena. Non ci vuole molto affinché tra i due giovani, che per nascondere il servizio di protezione fingono di essere amici e trascorrono le giornate in giro per la città, si crei un’attrazione forte quanto pericolosa: Marilena è l’unica arma che ha la mafia uzbeka, truffata da Guermandi con un pagamento di dollari falsi in cambio di diamanti, per rivalersi sul gioielliere e costringerlo a pagare. Riuscirà Alfredo a proteggerla, considerando che la polizia ha scoperto il traffico di diamanti ed è già sulle loro tracce? Chi è che ci sta raccontando la storia?
Sandro Santori, autore e calciatore dilettante nella Osvaldo Soriano football club, la Nazionale Italiana Scrittori, scrive un romanzo denso di atmosfera, resa attraverso il sapore di una città vitale come Bologna e di luoghi all’apparenza addormentati come la Tuscia, terra di Etruschi dove si sposta a un certo punto la storia. Uno stile essenziale ma profondo, un tono riflessivo senza essere noioso che, tra un agguato e un inseguimento, butta lì inaspettate perle di saggezza come qualche considerazione messa in testa ad Alfredo: “Dedicarsi ad un’attività per contrastare il malessere, per impedire che le emozioni negative prendano il sopravvento. (…) L’unica solida barriera che ci difende dall’incubo è la realtà, non il sogno”. La troppa consapevolezza esistenziale, oltre allo smodato equilibrio del protagonista principale, uniti all’appellativo “ragazzo” con cui la voce narrante definisce questo personaggio che ha superato i trent’anni, sono forse l’unica pecca in un romanzo ben scritto, ben strutturato, che definire giallo lascia un po’ il tempo che trova l’intrigo internazionale che vi fa da sfondo. Al contrario, sembra che in futuro ci aspettino nuovi casi del dottor De Nicola, maresciallo e vero eroe di tutta la storia.