Il sole negli occhi

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Il sole negli occhi
Sono tutti lì, nella sua casa vuota, i suoi amici del cuore Giovanni e Giuliana e i suoi genitori Pietro e Ariele. Ma lei dov’è? Che ne è stato di Viola? Da quanto non abita più in quell’appartamento? Al principio si fanno congetture, ogni pensiero è buono per rimbalzare le peggiori conclusioni. Poi l’ansia inevitabilmente monta, perché non ha riposto al telefono quando sua madre l’ha chiamata? Oppure: come mai Giuliana l’ha avvertita così silenziosa, quasi sfuggente in quell’ultimo periodo? Viola è sempre stata una ragazza trasparente, felice dei suoi studi, dei suoi dipinti, affezionata alla famiglia - soprattutto alla nonna - nonostante i suoi siano separati da circa venticinque anni, la sua età, praticamente. Forse, per capirci qualcosa, bisogna proprio ripartire da  capo, tornare indietro e sgranare il tempo come fosse un rosario. Questo è il compito arduo che spetta ad Ariele e per riflesso a Pietro, che in uno sconvolgente à rebours affastellato di ricordi scomposti, diari ritrovati, parole segrete, tramite la voce narrante e “ordinatrice” di Ariele, ci raccontano di sé, del loro primo incontro su un treno, del loro amore sbocciato nell’emozione dei vent’anni, della carriera brillante di scrittrice di Ariele, fino alla drammatica, mai accettata rottura… E in mezzo a tanta vita, lei, Viola, un sogno, una speranza. Ma anche un nome sbagliato, un’ipotesi, un’ossessione lunghissima con cui Ariele, per prima, dovrà fare i conti, scontrandosi con una verità sconcertante della realtà. Che spesso è diversa rispetto a quello che avremmo desiderato...
Il sole negli occhi è il romanzo d’esordio di Daniela De Prato, una giovane scrittrice di Udine salutata con entusiasmo e fiducia dal gruppo editoriale che l’ha pubblicata. Si direbbe dalle premesse un libro dedicato al rapporto madre-figlia, argomento particolarmente caro a molte delle nostre autrici. Quasi subito, invece, si scopre che l’intreccio si arricchisce con le dinamiche che sottendono le relazioni di coppia. L’ennesima storia d’amore finita male? No. Si va fortunatamente oltre. La protagonista assoluta diventa Ariele che, di pagina in pagina, ci apre a un mondo apparentemente abusato (figlia latitante, genitori separati…), nel quale ci addentriamo con inquietudine per rinvenire i disegni più oscuri (e pericolosi) della mente umana, disposta a mentire spudoratamente a se stessa pur di neutralizzare il dolore. Non diciamo altro, altrimenti sveleremmo l’aspetto più originale dell’opera, quello che ne sostiene la griglia, rendendola a tutti gli effetti un giallo psicologico di gradevole lettura, per sensibilità e spunti tematici di marca tipicamente femminile.

Leggi l'intervista a Daniela De Prato

Semplicemente raffinato

Da una trama profondamente tracciata lungo un percorso relativamente semplice di eventi, il lettore si ritrova ad analizzare una vicenda umana dove oltre alla protagonista, vista in prima persona, ruotano personaggi sullo stesso livello narrativo. Una cornice che avvolge un mondo fatto di sentimenti, indecisioni, dubbi, scelte e considerazioni sul passato, presente e futuro. Scritto con molta padronanza di lessico e sintassi, e con grande capacità di analisi. Un libro che lascia la sorpresa del finale, come in ogni altra situazione in esso riportata, giocando così con la fantasia del lettore. L'autrice denota una grande carica emotiva, volutamente misurata, che riesce ad esprimere nel miglire dei modi.