Monster

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due
voto
Monster
Angela è da poco a Point, ridente cittadina del Massachusetts incastonata nel verde, in riva ad un placido lago. È stata invitata ad una festa, uno di quei party fatti in casa pieni zeppi di gioventù sparpagliata promiscuamente su scale e divani. È il compleanno di Jim, prototipo americano del fustacchione biondo con gli occhi azzurri tutto muscoli e football. Mary è la migliore amica di Angela, fidanzata di Jim, ma alla festa ancora non si vede; è in ritardo. Quando arriva, non è da sola: la accompagna un fucile da caccia col colpo in canna. Fa fuori due ragazzi spappolandoli contro il muro. Il terzo a essere colpito e ferito è Jim, e nemmeno Angela è in grado di fermarla, di ricondurla alla ragione. Sembra avere un piano da portare a termine a tutti i costi e la festa intanto si è trasformata in una carneficina. Nel tentare di capire cosa abbia spinto Mary ad un gesto tanto efferato e pensando che quasi sicuramente si tratti di gelosia cieca, Angela si trova invece invischiata in una storia assurda, una ricostruzione paradossale e totalmente fuori dal mondo secondo la quale i tre ragazzi, due giocatori di football ed una cheerleader, non sono esseri umani, ma creature orribili assetate di sangue. Niente appartamenti sospetti in palestra tra un accappatoio ed un borsone quindi, ma soltanto un brusco cambio degli atteggiamenti e delle abitudini di Jim che mette Mary in allarme e la induce a pedinarlo scoprendo cose strane, al limite tra l’iperbolico ed il mostruoso. Prega Angela di rimanere lontana da quello che ormai è il suo ex ragazzo: ma come si fa ad ignorarlo, soprattutto se è lui a prendere l’iniziativa? Certo, gli atteggiamenti sono strani; un semplice scontro di gioco durante una partita si trasforma, per l’avversario di Jim, in una paralisi totale; quel volo spaccando il vetro della finestra senza farsi un graffio la sera del compleanno tentando si sfuggire alla mira di Mary; la pallottola che gli centra una gamba e lo lascia quasi indifferente. Ma la storia dell’amica è troppo assurda e non sta in piedi. E se invece Mary avesse ragione? Se fosse vero il suo racconto fatto di cannibalismo, sangue e canini affilati? Se bisognasse sul serio stare lontani da Jim? Troppo tardi. Un bagno notturno nel lago, destituito della sua incontestabile placidità, ed una tresca innocente si trasformano per Angela nell’iniziazione al mondo degli antropofagi mutageni, nel viatico per trasformare il suo appetito da uccellino in un perenne buco al centro dello stomaco da colmare soltanto con chili e chili di carne meno cotta possibile, anzi cruda…
Piccoli brividi? Horror adolescenziale? Monster è in giro dal 1992, destinato ad una fascia di età tra i dieci ed i quattordici anni. Ed infatti lo stile è quello della narrativa per ragazzi: una storia piuttosto lineare, costruita con una logicità tutto sommato gradevole anche se banale, per quanto Pike si sforzi di creare una nuova entità mostruosa ibridando un vampiro, un microrganismo alieno che vive nel lago formatosi dallo schianto di un meteorite sulla terra e un essere antropofago geneticamente modificato e modificabile. Gli elementi per indirizzare il romanzo verso un pubblico imberbe ci sono tutti: lo splatter freeware religiosamente pescato dall’assortito inventario horror e qualche licantropica copulazione notturna, invece, lasciano perplessi. Si tratta pur sempre di un romanzo in cui una ragazza entra in una casa armata di un fucile e spara a zero su due persone, tentando di farne fuori una terza; in cui un gruppo di cannibali uccide alcuni turisti e li 'consuma' in un capannone; in cui Jim, per farsi uno spuntino, si sbafa il nonno di Angela e quest’ultima tenta di sbranare il cane finendo poi per banchettare col cadavere del migliore amico. Più che un parente povero di Twilight, questo sembra un consesso di sanguisughe con le sneakers; una parata di ventri squarciati e teste spaccate in cui il topos vampiresco si estrinseca solo all’ultima pagina quando ad libitum compaiono le ali coriacee di un mostro, infrattato in mezzo ad una fitta boscaglia. Fosse stato uno sketch televisivo e non un romanzo, alla fine avremmo esclamato: “Sorridi, sei su candid camera!”.