Sette piccoli sospetti
Christian Frascella, dopo un esordio con i fiocchi e con i botti (Mia sorella è una foca monaca ha venduto oltre quarantamila copie, ha ottenuto un riscontro di critica e pubblico invidiabile e sta per sbarcare sul grande schermo) torna agli anni ’80, anni che ha vissuto e che ripropone anche per esigenze di coerenza narrativa. Eh sì, perché se avesse ambientato Sette piccoli sospetti nel 2010 non ci avrebbe creduto nessuno che un gruppo di ragazzini si trovasse tutti i pomeriggi a giocare per strada fregandosene della tentazione del mostro digitale. Ecco che allora Frascella, con una capacità narrativa innata, pura, autentica, comica e drammatica allo stesso tempo, riesce a regalare un romanzo corale senza dimenticarsi mai di nessuna delle sue creature. I protagonisti sono tutti importanti allo stesso modo, il lettore si affezionerà a loro con spontaneità, sviluppando simpatie e preferenze, entrando in connessione con il mondo sommerso di ognuno di loro: è infatti l’unico ad essere onnisciente, a lui è concessa una visione globale e completa, impossibile per gli altri. I dialoghi sono perfetti, calibrati, evidentemente frutto di un lavorio incessante in merito, le dinamiche - per quanto vicine allo stile spaghetti western e alla cinematografia di Leone in certi punti - sono credibili nel loro essere paradossali e tendenzialmente impossibili, ma tutti sappiamo quanto l’immaginazione di chi non è ancora adulto possa essere prolifica. Insomma, Sette piccoli sospetti è un romanzo sul significato del sogno, sul covare un desiderio di miglioramento e sperare di vederlo realizzato. Ma è anche una storia che scava nei legami famigliari, nelle realtà che si celano dietro le porte di casa, una favola moderna di formazione, di passaggio, quasi un rituale di iniziazione verso l’età adulta, un riconoscimento graduale e una accettazione degli uomini che saremo, oltre i problemi dei nuclei di origine, oltre la mera contingenza del reale. Un percorso a cui nessuno può sottrarsi: il prezzo da pagare è lasciare indietro qualcosa di noi stessi, gli eventi importanti sono destinati a scavare solchi, lasciare segni e chiedono sempre un pegno.
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