Nell'albergo di Adamo

Nell'albergo di Adamo
I rapporti tra filosofia e questione animale sono complessi e non è facile chiarire le dinamiche attraverso cui si è sviluppata la letteratura scientifica che cerca di coniugare - o meglio di fondere - queste due categorie. Questo volume curato da Massimo Filippi e Filippo Trasatti rappresenta un fenomeno articolato in cui dodici autori (due dei quali sono anche i curatori del testo stesso), divisi in gruppi da tre, si passano un testimone filosofico (talvolta scientifico) per discutere il loro modo di approcciarsi ai problemi inerenti alla questione animale. Leggendo il testo si ha l'impressione di partecipare ad un enorme esperimento mentale (in tedesco Gedankenexperiment, termine coniato dal fisico e chimico danese Hans Christian Ørsted, è un esperimento che non si intende realizzare praticamente, ma viene solo immaginato: i suoi risultati non vengono quindi misurati, ma calcolati teoricamente in base alle leggi della Fisica) in cui si attraversa un albergo molto particolare. Come tutti gli alberghi che si rispettino, anche questo ha una hall (a cui si può accedere solo dopo aver letto un avviso degli albergatori): il viaggiatore (lettore) che si addentrerà in questo albergo potrà ascoltare le opinioni filosofiche di tre personaggi, Carol J. Adams, Vinciane Despret e Roberto Marchesini che avranno il compito di guidarci attraverso le stanze dell'albergo, che scopriremo poi essere stanze molto diverse tra loro ma con vista sullo stesso mare. Le stanze del nostro albergo sono cinque, così come sono cinque gli inquilini: la prima stanza è abitata da Enrico Giannetto che, nonostante la veste scientifica, sceglie di raccontarci una storia che riguarda Heidegger e il Carnologofallocentrismo; inoltrandoci lungo i corridoio dell'albergo possiamo bussare nella stanza di Matthew Calarco che ci metterà di fronte al volto animale: dipenderà probabilmente dalla nostra reazione la permanenza in questa stanza. Proseguendo il nostro cammino ci imbatteremo nella terza stanza al cui centro, seduto su una sedia che sa di disperazione, troveremo Gianfranco Mormino che, quasi in un vicolo cieco, ci racconta la normale sacrificabilità dell'animale. Rimangono due stanze da visitare: nella penultima Filippo Trasatti mostra il processo filosofico del divenire - animale già esplicitato da Deleuze e, dulcis in fundo, nell'ultima stanza Zipporah Weisberg ci farà promesse mostruose...
Arrivati a questo punto, probabilmente, viene voglia di fuggire. Si cercano le uscite di sicurezza: inaspettatamente sono quattro ma tutte protette da quattro personaggi inquietanti, perché portatori di verità che potrebbero intrappolarci nell'albergo; Marco Maurizzi, Massimo Filippi, Melanie Bujok e Ralph R. Acampora ci sbarrano, ognuno, la propria porta, che rappresenta per noi l'unico modo di uscire dalle nefandezze dell'albergo ma per loro la consapevolezza terribile che qualcuno in quell'albergo ci rimarrà per sempre per volere di colui che biblicamente
rappresenta tutti: Adamo, colui che attraverso la nominalizzazione degli animali li ha trasformati in cose per volere divino. A questo punto la tristezza del viaggiatore sembra irrimediabile, ma una luce da una finestra lontana gli illumina lo sguardo: una possibilità per liberare gli inquilini dell'albergo esiste ancora, e il primo passo è proprio visitare la loro prigione.

 

 

 
 
 
 
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