Rosso cremisi

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due
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Rosso cremisi
Antonio Gardenia - Tony per gli amici - già ex poliziotto e ora investigatore privato a tempo pieno, non è certo uno che riesce a stare più di tanto lontano dai guai. Così, quando il destino gli commissiona il cadavere di un uomo proprio davanti all'entrata del suo studio, qualcosa gli dice che il fato c'entra poco o nulla. Al Gardenia non sfugge infatti che l'uomo, all'apparenza vestito da clown vista la giacca a pois indossata e tracce di cerone sul viso, dev'essere stato necessariamente sgozzato altrove, prima di trascinarsi o essere trascinato davanti alla sede del suo ufficio. Un avvertimento, un messaggio cifrato per lui? E poi quegli occhi azzurri che istantaneamente gli riportano alla memoria quella maledetta rapina di tanti anni prima, quando ancora agente di polizia non aveva esitato a sparare al petto di un uomo che prima di spirare lo aveva trapanato con quelle pupille azzurre, la cui potenza evocativa gli aveva continuato a scavare nella testa per tutti quei lunghi anni fino quasi all'ossessione. Non perde perciò tempo il Gardenia, e inizia le sue personalissime indagini sfruttando conoscenze sempre utili negli ambienti sia istituzionali che non, sfruttando soprattutto un fiuto intatto e infallibile da segugio mai sopito. Torino diviene così per lui il palcoscenico un po' snob, chic e misterioso – fatto di bische clandestine, di pericolose e affascinati donne fatali, di poliziotti corrotti, di personaggi stranieri inquietanti e misteriosi - dove tornare ad immergersi, e sopratutto dove decidere una volta per tutte se sfidare il proprio passato, con il quale prima o poi dovrà tornare a fare i conti...
Alessandro Romano, giovane scrittore vicentino, qui all'esordio narrativo, ha dato fondo per questo romanzo a tutte le proprie conoscenze umanistiche pregresse. Ha costruito infatti un romanzo ambizioso, dove alle tinte classiche del giallo-noir di superficie sottende un piano meno di genere e più di approfondimento psicologico, morale e persino religioso. E' un romanzo allegorico, scritto in modo molto minuzioso e curato, nel quale l'inarrivabile ispirazione dei grandi maestri letterari russi pare evidente. E però proprio l'aver puntato l'asticella ad un livello così estremo porta inevitabilmente a uno scollamento tra la velleità progettuale e la sua effettiva realizzazione. I personaggi infatti appaiono spesso ingabbiati in un cliché di fondo che stenta pienamente a realizzarsi rendendo gli stessi alla fine poco credibili, fino a scadere a volte nella pura parodia. Molto buona invece l'ambientazione - e qui emergono le conoscenze cinemetografiche e teatrali di Romano. L'autore infatti è riuscito perfettamente a rendere le due anime, quella elegante e un po snob e quella artistica e misteriosa di una Torino tanto regale quanto gelida ed enigmatica, intrisa di un rosso pulsante, quasi visivo.