La fine è il mio inizio
"La fine è il mio inizio e il mio inizio è la fine perché l’universalità è circolare". È questo il punto saliente su cui si fonda il racconto di una vita, del senso dell’esistenza, dell’uomo e padre Terzani al figlio e uomo Folco. Si vive una vita in cui tutto ritorna, sembra confessare: la notte segue al giorno, le stagioni si avvicinano, si toccano e si allontanano in un perpetuo evolversi, la guerra e la pace, nemiche, sempre si fronteggiano. Ed è sempre così, perché la vita è fatta di contrari che devono entrare in equilibrio. Partendo da questa concezione, l’esistenza diviene allora ricerca di un punto di luce all’interno della tenebra che occorre saper trovare. Con qualsiasi mezzo, in qualsiasi modo anche a costo di cambiare qualcosa, di dormire di giorno e di vivere di notte, come lui faceva, per vedere le cose sotto una angolatura non accessibile a tutti. Ma Terzani, qualsiasi passo qualsiasi scelta qualsiasi idea la compiva con la semplicità e la naturalezza di colui che ha conosciuto a pieno la vita, ne ha visto i volti più oscuri ed i più umani ed il cui patrimonio sente di dover condividere con gli altri, con i suoi lettori, con gli affetti più cari. E così Terzani si apre al figlio con le confidenze più intime, nate dal diario della sua anima, si schiude ai ricordi di una fanciullezza che fin dagli albori lo ha temprato, ai successi professionali, alle avventure di viaggio che hanno arricchito la mente la cultura e lo spirito, all’incontro con i volti che hanno fatto la storia e hanno segnato un’epoca. Ne nasce un testamento spirituale in cui la legge che governa ogni parola è quella della sola e sincera verità. L’unico comando che Terzani conosca, l’unica qualità che riconosca. È con questa trasparenza dell’anima che Terzani era ed è riuscito a vincere tutti i tabù, persino il più difficile, quello della morte accettando che una vita vissuta pienamente si dovesse concludere con questo naturale traguardo, uscendo di scena serenamente senza tradire se stesso, né i suoi ideali. Perfino con un pizzico di ironia. Chissà se pensava anche alla morte, scrivendo: "Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è speranza".
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