Due di tutto e una valigia

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Due di tutto e una valigia

Mentre Sara, una ragazzina di nove anni, si trova in ospedale ad attendere un verdetto, la sua infanzia e quella di suo fratello Tommi sfilano davanti ai suoi occhi, dal giorno in cui la madre e il padre li hanno “convocati per fare il discorso”, annunciare la loro imminente separazione. Da quel momento comincia per i bambini il calvario delle buone intenzioni. La madre piange da una parte, il padre è inesauribile nell’inventare soluzioni che riducano il suo senso di colpa e la sua ansia per il benessere dei bambini. Sara e Tommi sono costretti a migrare ogni settimana da una casa all’altra, mischiando i pigiami e le magliette, dimenticando quaderni e libri di scuola, perdendo gatti e trovando imbarazzanti reggiseni. Ma la situazione ha i suoi vantaggi e due genitori in colpa, nonne amorevolmente riparatrici e inermi tate dell’Est offrono molte possibilità di trasgredire...
Mila Venturini racconta il pendolarismo coatto dei preadolescenti, senza tragedia, con toni lievi e ironici, ponendo l’attenzione su un tema sentito dei nostri giorni, le separazioni e i divorzi in aumento, che accrescono il numero dei figli costretti a fare i conti con l'affidamento congiunto, migranti tra le case di mamma e papà, con due spazzolini, due pigiami e quella specie di protesi al seguito, la valigia. Condizione problematica, tuttavia migliore rispetto al finire merce di scambio tra genitori in lotta perenne, quando non vittime di ricatti psicologici e vendette o testimoni impotenti di tensioni, scenate e silenzi. Ben venga l'accordo tra genitori civili: ai figli non saranno certo risparmiati sperdimento e dolore, rabbia e rimpianto, ma potranno anche usufruire di qualche vantaggio. Sara, prima ragazzina e poi adolescente racconta i vizi e le virtù dei genitori, le trasgressioni, lo sconcerto nello scoprire le debolezze degli adulti. E il suo sguardo ingenuo e beffardo non risparmia nessuno, tanto meno mamma e papà che, seppure con affetto, considera ridicoli in quel loro affannarsi a sistemare la loro vita. Il colpo di scena finale è di drammatica comicità e Due di tutto e una valigia si traduce in una fotografia dei nostri tempi che riesce, con humour e leggerezza, a raccontare il lato meno oscuro di una realtà diffusa e inevitabile. E che, dunque, tanto vale affrontare con ironia. Nelle separazioni il vero trauma per i figli è avere due genitori che li brandiscono come armi per colpirsi l'un l'altro. Pensare che quelle due persone che ami, si odino tanto è destabilizzante e infonde grande insicurezza nei bambini. Prima di demonizzare un genitore agli occhi di un figlio, bisognerebbe chiedersi se lo merita davvero, onde evitare di procurare un danno psicologico al bambino. Quando ci si separa conservando il rispetto reciproco e un rapporto di collaborazione, i ragazzi accettano meglio il fatto che due persone, che non si amano più, si lascino. Sarebbe più traumatico per i figli vivere in una casa dove non c'è armonia, è finito l'amore e quello che resta nella coppia genitoriale è soltanto apparenza, vuota esteriorità. Mila Venturini racconta una vicenda di dolore senza essere pietosamente drammatica, con lievità. In Due di tutto e una valigia l'ironia sembra tuttavia lo strumento per nascondere il male. L'ironia aggiunge valore, non lo toglie. Freud considera il motto di spirito come uno dei linguaggi con cui l'inconscio si manifesta. È una cosa seria l'ironia, le battute più spiritose, sostiene Freud, servono a celare i pensieri più profondi, non di certo a negarli. In Due di tutto e una valigia, nascosto dietro ad una tragicommedia, si scopre forse un discreto intento consolatorio. Ma separarsi è una disperazione, l'affidamento condiviso non fa ridere e i tormenti dell'adolescenza non si superano scoprendo che anche il figo della scuola porta l'apparecchio. Sentirsi brutti quando si è giovani è una specie di tragedia.