Regole di famiglia
Seguiremo la vita dei Keller dal 1973 al 1978, ma in tutto questo lasso di tempo non succede nulla che possa realmente sorprendere il lettore: Pietro continuerà ad essere appassionato di musica, buone letture e automobilismo, Sara passerà dagli spinelli all’eroina, Eugenio diventerà un avido broker. Lo scopo del romanzo è, essenzialmente, quello di mostrarci l’incapacità di una precisa classe sociale ad adeguarsi ai cambiamenti socio-politici che hanno scosso l’Italia a partire dalla fine degli anni ’70. Emblematico a questo proposito l’incontro dell’ormai laureato Eugenio con il Dottore milanese, un ometto sui quarant’anni dal contagioso sorriso, l’accento marcatamente brianzolo e la calvizie incipiente, che lo arruolerà in una delle sue innumerevoli e nuovissime attività commerciali. Il Dottore è avvezzo a fare regali costosi alle donne e anche alla mamma di Eugenio, dunque, regala un prezioso bracciale di Bulgari. Ma Carla Prandi Keller, dall’alto del suo snobismo, è convinta che “certi uomini di recente successo andassero presi un po’ così com’erano, con quel tanto di bonarietà e senso del folklore che avrebbe continuato a demarcare il solco profondo tra loro, meteore funzionali allo sviluppo economico del paese e noi, vecchi pilasti culturali dell’Europa.” È tutto qua l’errore, la colpa di una generazione. Ci penserà lo stesso Eugenio a dichiarare la fine inesorabile di un mondo, quando urlerà ai genitori “voi siete vecchi. Vecchi e noiosi e se non muovete il culo siete destinati a finire nell’angolo, macchiette patetiche con le vostre giacche snob. Verrete spazzati via dalla vitalità di questa gente, voi con il vostro sentirvi speciali”. Un romanzo ambizioso, che tenta, senza riuscirci fino in fondo, di descrivere i mutamenti di un paese attraverso una saga familiare. Pur apprezzando l’originalità del tema, i personaggi si muovono come sagome bidimensionali all’interno della trama. Tutto viene eccessivamente raccontato, con una lingua che vuole essere classica, ma che finisce per essere troppo spesso scontata, piena com’è di labbra turgide, rami rigogliosi, profumi inebrianti, acque argentine e fresche. Il modello letterario è chiaramente quello del grande romanzo italiano del dopoguerra, la speranza è che Matteo Sartori possa riuscire in futuro a trovare una sua propria voce.
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