Emilie

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due
voto
Emilie
“Lo sviluppo sostenibile è il futuro. E il futuro è un mercato”. Emilie non sa esattamente cosa voglia dire questo lemma e forse non lo condivide nemmeno. Per lei l'importante è che Charles d'Urville, fondatore della società di consulenza in cui lavora,  ne sia profondamente convinto, tanto da creare un nuovo settore “sviluppo sostenibile” per il quale sta cercando un manager con “un'autentica fede ecologista” e una “buona conoscenza dell'ambiente”. Emilie non ci pensa due volte: spinta dalla voglia di cambiare e di fare carriera, invia il suo curriculum farcito di innocui buoni propositi spacciati per uno sperimentato stile di vita (“nella vita di tutti i giorni sono un'autentica eco-cittadina”) e di bugie belle e buone (“già esperta in sviluppo sostenibile”). Ottenuto inaspettatamente l'ambito posto di lavoro (che l'avrebbe detto che sarebbe bastato presentare un erbario tipo quelli fatti a scuola e indossare vestiti di seconda mano per essere assunta?) comincia la sfida di Emilie: trasformarsi dalla sera alla mattina in un'ambientalista-tipo, impresa non facile per una i cui interessi fino a quel momento giravano intorno allo shopping del fine settimana e alla palestra con le amiche.  Man mano che Emilie si addentra nel complicato universo ecologista (ah... allora non si trattava solo dell'erbario!) e comincia con fatica a capirne i meccanismi, si scontra con un mondo del tutto inaspettato le cui regole non scritte le causeranno non pochi problemi...
Una denuncia al nostro stile di vita sempre più consumista e poco rispettoso nei confronti dell'ambiente? Un ritratto ironico e scanzonato di alcuni fashion-addicted per i quali l'apparenza è tutto e la sostanza ben poca cosa?  Una fotografia spietata di come il marketing e la pubblicità si siano ormai impossessati di settori finora insospettabili come lo sviluppo sostenibile? Un'accusa a un certo estremismo “verde” che per difendere il pianeta arriva a calpestare i diritti delle persone? Questi, e forse più, sono gli ambiziosi obiettivi che si propone Alice Audoin, manager del dipartimento sviluppo sostenibile per Havas Media, e autrice di questo breve e provocatorio romanzo. Si passa sopra a certe carenze letterarie (la storia è piuttosto inverosimile in certi punti e i dialoghi abbastanza enciclopedici) perchè le intenzioni sono altre:  il libro ci costringe per una volta a pensare alle sorti di questo maltrattato pianeta e ci apre gli occhi sui diversi interessi (per lo più opportunistici) che girano intorno al tema “verde”. Ah, e tutto questo ovviamente stampato su carta riciclata al 100%.