Il velo sollevato

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due
voto
Il velo sollevato
C'è un luogo dell'anima, attraversato il bosco dei pensieri, dove custodiamo il nucleo del nostro essere, ben coperto dal velo delle apparenze. C'è chi, contro la propria volontà, riesce a sollevare senza esser visto il pesante strato delle altrui apparenze. Latimer, giovane inglese di ottima famiglia, riesce a sentire ciò che i suoi simili non dicono: ed è visitato, senza sapere il perché, da strane visioni, dove il futuro sconosciuto si delinea netto e nitido più del noto presente. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, Latimer è solo, di quella solitudine irreversibile degli individui non compresi: la madre morta nella fanciullezza, il padre tenuto a distanza da timore reverenziale, un fratello umiliante nella sua perfezione. Latimer cresce così trascinandosi nei deserti dello spirito, portandosi appresso, come un macigno, il peso di un'incomunicabilità senza tregua. L'amore, poi, si lascia intravedere dietro i colori algidi di Bertha, la donna che il destino promette a suo fratello ma che la sorte beffarda fa sposare lui, l'unica della quale non riesce a rubare gli umori. Almeno fino al matrimonio: quando si apriranno le porte di un inferno casalingo fatto di algida indifferenza e cinico egoismo, preludio di una fine che Latimer conosce già a memoria...
Dietro il rispettabile nome di George Eliot si nasconde il vero autore di questa novella scritta con l'inchiostro del pessimismo: Mary Ann Evans, nata nel Warwickshire, giornalista e scrittrice nell'Inghilterra dell'Ottocento. Il velo sollevato, pubblicato per la prima volta nel 1859, è la parabola, solitaria e senza vie di fuga, di un eroe “romantico” vittima di un'acuta e raffinata sensibilità, personaggio accartocciato nel dolore esistenziale a cui nulla (natura, emozioni, sentimenti) può essere d'aiuto. Il racconto (qui presentato con il testo originale a fronte), partendo dalla fine che Latimer sa essere certa, riavvolge il nastro di un'esistenza sbocciata sotto una cattiva stella, dove gli affetti sono candele bruciate troppo in fretta e il cammino di ogni giorno un vagare saturo di languore inespresso. Eliot, con raffinata perfidia letteraria, crea una figura che affascina ed infastidisce il lettore, arroccata nella granitica certezza di essere solo e distante da tutti, con strane visioni e pre-visioni: facendola  poi annaspare in una trama compatta, di cinica consapevolezza, dove descritta fin nelle sue minuzie è una personalità piegata dal peso della disillusione. Dove non c'è sole che possa scaldare, anche solo per un attimo, gli occhi stanchi di un poeta senza voce.