Le volpi vengono di notte
Leggere i racconti di Cees Nooteboom, olandese classe 1933, significa immergersi nei suoi personaggi fino a scoprire ogni singola piega del loro carattere. Uno scavo che rode l'anima dei protagonisti di ogni racconto fino a renderli trasparenti agli occhi del lettore, al punto che basta metterli in controluce per scoprire il loro passato, i loro dubbi e le loro paure. Il sole, strano per uno scrittore olandese (ma non per questo autore, che ha viaggiato per tutta la vita in Europa, in America e in oriente) è quello mediterraneo, della Spagna e dell'Italia. È qui infatti che molte di queste storie sono ambientate, paesaggi che – specie per noi lettori italiani – richiamano alla mente altri libri (è il caso, per esempio, del terzo racconto dove gli Ossi di seppia di Montale sono presenti ovunque come granelli di sabbia). Il paesaggio, insieme ai personaggi, è un elemento imprescindibile per entrare nel cuore dei racconti. Le descrizioni urbane o naturali, come il temporale del secondo racconto, sono i pezzi di un mosaico necessari per completare il ritratto dei personaggi raccontati da Nooteboom. Lo stile, come si conviene alle vicende narrate, è ricercato, dal respiro lento e riflessivo, non privo di une leggera ironia sotterranea. D'altra parte solo così l'autore poteva riflettere l'agire di personaggi che si fanno attivi solo nel momento in cui ricordano. Il ricordo, la nostalgia del passato: è questo il velo filo conduttore che tiene unita la raccolta. Infatti lo strumento attraverso il quale si ritorna indietro è – per i personaggi – la fotografia e – per l'autore – la scrittura, che in Le volpi vengono di notte assomiglia ad una foto in bianco e nero o color seppia, ma con una messa a fuoco dei personaggi sempre perfetta.
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