I promessi sposi
Prosegue l’opera meritoria della casa editrice milanese Otto/Novecento nel riproporre romanzi ingiustamente trascurati o comunque non adeguatamente valorizzati e tramandati nel corso degli anni. E’ questo il caso anche de I Promessi sposi di Guido Da Verona (Saliceto Panaro, Modena 1881 – Milano 1939), scrittore godibilissimo, realistico e satirico insieme, attento ai meccanismi sociali e a quelli che governavano le relazioni tra gli uomini nei primi decenni del secolo scorso. E che non a caso subì un forte ostracismo da parte del regime fascista, che individuò nel travestimento ludico della parodia manzoniana un’accusa di rilassatezza e di ipocrisia dei costumi morali dominanti, in cui il Sistema e la Chiesa appaiono coinvolti in un comune destino di responsabilità, proprio in coincidenza con la stesura dei Patti Lateranensi. Guido Verona - che sceglie di far precedere il Da al proprio cognome in omaggio al D’Annunzio - ricava dalla vicenda che rese celebre l’opera del Manzoni una commedia umoristica e dissacratoria, talvolta volontariamente grottesca e caricaturale. Un testo goliardico ed erotico, in cui congiure e trasgressioni coinvolgono una coralità di personaggi nitidamente ritratti nell’atto di adattarsi al fascino proibito e perverso delle norme e delle convenzioni della nuova morale comune. Un romanzo scritto per scandalizzare il pubblico dell’epoca, ma che è bene leggere ancora oggi, perché a nostro avviso pare dire ancora moltissimo alla società contemporanea.
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