Lezioni americane
Calvino viaggia attraverso i suoi autori preferiti (la tradizione delle fiabe italiane, Borges, Queneau, Gadda) e ci sorprende con analisi intrecciate di Dante, della scuola toscana, di Shakespeare o di Loyola e Proust, facendoci capire che il suo modo così essenziale e quasi minimalista di scrivere era fondato su basi che comprendevano un’infinita molteplicità di autori e storie. La sua poetica che muta dal neorealismo degli esordi, al folk della tradizione favolistica italiana fino alle prove sperimentali della cosiddetta fase combinatoria rispecchia un emblema del perfetto intellettuale post-moderno: sapersi muovere su una molteplicità di piani che rielaborano in maniera originale la tradizione e si confrontano con i problemi del contemporaneo, costruendo un’opera innovativa. La forza di questo piccolo grande saggio sta proprio nel centrare i problemi contro cui oggi molti scrittori ed operatori culturali si trovano a misurarsi, soprattutto nell’ipertesto che forma il world wide web: la leggerezza e la rapidità della scrittura contemporanea si riflettono quotidianamente nella rete, simbolo di un sistema codificato come ‘macchina da scrivere’ nella scrittura istantanea e senza mediazioni dei blog; l’esattezza e la visibilità sono alla base di un’informazione affidabile, risultando alla base del marketing di idee che contrappone giganti del calibro di Google e Microsoft per la definizione del motore di ricerca di riferimento. “Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”. Qui sta la chiave di un classico che ha ancora molte cose da dirci. Profetico.
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