Sembrava un corvo
Il racconto di Alfredo Stoppa – che sembra prendere le mosse da una poesia di Zavattini – è una favola impregnata di nostalgia e di paura. La Signora dei Libri, grazie al piccolo Nicola, inizia un viaggio indietro nel tempo fino al periodo in cui lei era una bambina di appena sei anni. I grandi – i suoi genitori e la maestra – le dicevano sempre che se si fosse comportata male sarebbe arrivato l'Uomo Nero. Quello che i grandi ignoravano era che l'Uomo Nero esisteva davvero. Il Mostro di Alfredo Stoppa si manifesta poco a poco, lo ritroviamo tra le pagine del libro, nascosto dietro descrizioni volutamente imprecise, piccoli dettagli che fanno sussultare la piccola protagonista e fanno venire il dubbio a noi poveri lettori se il terribile mostro sia frutto della fantasia oppure no. La nebbia che avvolge di mistero la mostruosa figura, come quella che caratterizza le tavole di Sonia MariaLuce Possentini, si diraderà solo alla fine. Fino a quel momento però seguiremo il racconto col fiato sospeso e con lo sguardo rivolto alle ovattate illustrazioni che arricchiscono il libro. I disegni sono anch'essi pieni di nostalgia e di tristezza, dal tratto incerto e dai colori contrastanti. La protagonista, dalla carnagione chiara, dai lineamenti delicati e gli occhi grandissimi ricorda disegni dal sapore vagamente nipponico (l'accostamento e con certi manga o anime giapponesi). Al bianco si alterna di continuo il nero, alla figura – dolce e bellissima – della piccola protagonista si alternano le ombre – scure a paurose – dell'Uomo Nero: la figura emblema di tutte le paure con la quale si è destinati a fare i conti sempre, anche alla veneranda età della Signora dei Libri.
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