Il silenzio della musa
Il silenzio della musa è il primo promettente romanzo di Paula Vene Smith, insegnante di Storia dell’arte nello Iowa. La storia si svolge in tre periodi storici diversi per poi incontrarsi e scontrarsi più volte nel percorso. Tutto ruota intorno ai magnifici quadri di Victor Riis e al diario di sua moglie Severine. Un diario scritto durante le ore notturne, per non infastidire il marito, tormentato dalla necessità di essere circondato dal silenzio. Nelle pagine, che scorrono piacevolmente, le vicende della giovane Fraya, di Sophia e di Severine si alternano ed emozionano. Tre donne, tre epoche. Si toccano vari temi, dal tradimento politico a quello più importante dell’amicizia. Ci sono intrighi e passioni proibite, nascoste. Positiva e azzeccata è la scelta di utilizzare attraverso la distinzione delle diverse epoche che si alternano nella trama anche un diverso modo di narrare le vicende; falsamente formale nel diario, moderno e blando nel presente, stuzzicante nel passato. Il viaggio procede tra le vicende di una giovane donna, ricca di cultura e appassionata d’arte, per passare alle pagine del diario di Severine scritto nella Copenaghen del 1905/06, che sottolineano in modo celato, come spesso agli inizi del novecento, le donne dovevano nascondere la propria dote artistica perché questa era assolutamente antitetica all’avere un marito e dei figli. Ma la passione per l’arte, per i colori, per il leggero tocco del pennello sulla tela non impediscono a Severine di sognare ed essere intraprendente. Invece, durante la descrizione dell’epoca “ Bucarest del 1984”, ancora lontana dal famoso colpo di stato del 1989, si assapora bene l’odio per il dittatore, la tristezza di un paese dove la miseria, la corruzione, la sfiducia e l’oppressione politica governano la vita sia degli abitanti sia degli ospiti provenienti da altre nazioni. La stessa autrice in una nota in appendice ci fa sapere che il romanzo s’ispira all’incontro con un quadro dipinto da Vilhelm Hammerrshoi durante una visita alla National Gallery di Londra. Chissà, se lo avessimo saputo già nell'introduzione la trama avrebbe avuto un qualcosa in più. O forse no.
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