La terra trema
È importante leggere questo saggio, scritto e pubblicato prima del terremoto che ha distrutto L’Aquila e diversi comuni dell’Abruzzo nel 2009, per capire (senza alcun antigovernativo pregiudizio) come in Italia, vista la geografia del Paese, i “disastri” sono quasi all’ordine del giorno, e come cambia l’approccio e il tipo di impegno con cui il potere li affronta. Questo libro ricostruisce un momento storico fondamentale nel neonato Stato italiano, quando fu messo alla prova per la prima volta in una tragedia collettiva che toccava tutti i livelli e gran parte del mondo, che aveva partecipato alla formazione del nostro Stato mandando denaro e arrivando in Italia per aggregarsi a Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi. Del resto, erano anni in cui navi di Paesi diversi si incontravano più volte in mezzo all’Oceano Atlantico per collegare i cavi del telegrafo, siccome non c’erano i telefonini. Giorgio Boatti è giornalista e autore di saggi interessanti come Spie. I servizi segreti delle multinazionali: dossier, intercettazioni, guerre informatiche (Mondadori, 2008, con Giuliano Tavaroli), Preferirei di no. Le storie dei dodici professori che si opposero a Mussolini (Einaudi, 2001) sulle differenti biografie dei pochi professori ordinari nelle università di tutta Italia che rifiutarono l’8 ottobre 1931 di giurare fedeltà al regime fascista, o Piazza Fontana. 12 dicembre 1969: il giorno dell’innocenza perduta, libro per il quale ha subito un processo per diffamazione, dal quale è stato assolto. La sua analisi è approfondita, precisa, curata e curiosa. Boatti riporta infatti diversi aspetti della tragedia, dalla corsa all’adozione degli orfani del terremoto alla Regina, coadiuvata da molte volontarie, che cuciva vestiti per gli sfollati (illustrata dalle riviste popolari); dal tentativo occasionale dello storico Gaetano Salvemini di eliminare l’Università di Messina in favore di una nuova Università a Bari, agli aneddoti divertenti per cui il modo di dire “non capisci una mazza” dipenderebbe dal nome del militare, Francesco Mazza, cui fu affidato il comando delle operazioni nelle zone terremotate (un Bertolaso del 1908, per intendersi). Soprattutto e finalmente il libro evidenzia come e quanto profondamente il disastro colpì la Calabria, regione da sempre difficile da governare perché montuosa, parecchio sismica e culturalmente autonoma rispetto al resto del Paese. Da leggere.
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