Il commercialista

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Il commercialista
Carlo Tiravanti è un commercialista di sessant’anni. Ha uno studio ben avviato con tre dipendenti. Gioca a tennis con il suo amico (e rivale nel lavoro) Fernando e conduce una vita molto agiata. Ha una moglie e due bellissime figlie: Silvia, che ha deciso di seguire la sua strada nel lavoro e si sta per laureare in Economia e commercio ed Elisabetta, la più piccola, che ha deciso di intraprendere gli studi in Giurisprudenza. La vita di Carlo si divide tra macchine di lusso, cene in ristoranti alla moda, notti al nightclub insieme al suo amico Savio (entusiasta puttaniere) e vacanze in posti esotici. Poi scopre Bacu, una città bellissima e povera sotto la dittatura di un certo Stroka, un posto dove con pochi soldi compri tutto. A Bacu Carlo durante una serata in discoteca incontra  Dise, una bellissima – e soprattutto giovanissima - ragazza creola che lo conquista subito. Non ci vuole molto perché i due inizino una relazione. Carlo è innamoratissimo. Quando torna in Italia, la moglie scopre tutto e chiede il divorzio, blocca il conto in comune, si prende la casa e le figlie sono ovviamente dalla sua parte. La vita di Carlo economicamente non è più agiata, iniziano i debiti con le banche, attinge dai conti correnti dello studio per i suoi viaggi e per mantenere Dise a Bacu e quando la porta per alcuni mesi in Italia. Sa benissimo che deve aspettare più di quattro anni prima di poterla sposare. Sa anche che nessuno capisce il suo amore per Dise, ma soprattutto il suo colpo di testa improvviso. Poi arriva da parte della ragazza una richiesta, un vero affare dice lei: per soli ventimila dollari si può acquistare una bellissima casa nel centro della città. Carlo accetta e intesta la casa a Dise. Poi lei finisce in prigione senza un motivo e Carlo decide di andare a scoprire cosa è successo. Solo che a indagare troppo si finisce nei guai...
Il commercialista è l'opera seconda di Piero Andrea Carraresi, dopo che il suo primo romanzo Il segno del destino ha vinto il premio nazionale di narrativa città di Penne. A differenza del suo esordio, qui Carraresi scrive un romanzo coinvolgente che si legge tutto in un fiato, non tanto per la trama abbastanza prevedibile (soprattutto lo scontato finale), ma per il metodo narrativo che lo scrittore ha utilizzato. Una tecnica intrigante, che tralascia a tratti le regole consuete del gioco per dialogare direttamente con il lettore. Un romanzo amaro e realistico: triste il non accettare gli anni che passano cercando piaceri e amori clandestini, rinunciare a tutto quello che si ha di stabile nella vita e che si è costruito con tanta fatica per un fisico giovane con cui fare sesso senza limiti - una donna che non ti dice mai di no, che soddisfa ogni tuo capriccio in cambio di regali, vestiti, e qualche raro viaggio in Italia. Si può costruire una storia, una relazione quando le differenze sono così tante e profonde? Diversa l’età, diverso il ceto sociale, diversa la cultura, diverso il paese di origine, diversa la lingua e il modo di comunicare. Si può? Si può sputtanarsi nel lavoro e nelle amicizie frequentando una donna che potrebbe essere tua figlia? Alcuni lo chiamano amore. Altri, illusione. Per Carlo c’è un’unica verità : "E so, oggi ne sono sicuro, che è molto meglio avere dei rimorsi piuttosto che dei rimpianti". Sul web c'è chi ipotizza - molto probabilmente a ragione - che i luoghi e i nomi immaginari utilizzati da Carraresi sarebbero anagrammi di altrettanti realmente esistenti: Bacu sarebbe quindi Cuba, Stroka sarebbe Castro.